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Lavoro: dal 1° luglio gli incentivi a non licenziare, bocciato il divieto

Dal 1° luglio le imprese della manifattura e dell’edilizia avranno due opzioni: potranno utilizzare la cassa integrazione ordinaria senza pagare le addizionali, senza poter licenziare mentre la usano. In alternativa, l’azienda che non voglia chiedere la Cig è libera di licenziare.

Sulla soluzione trovata riguardo alla fine del blocco dei licenziamenti, dopo le accese polemiche legate alla proposta presentata dal ministro del Lavoro, è intervenuto direttamente Palazzo Chigi, rivendicando il valore della mediazione che si è concretizzata in un articolo al Dl Sostegni bis. Quasi a blindare il testo, il premier Mario Draghi, è intervenuto ieri pomeriggio da Bruxelles: «L’intervento che abbiamo previsto è di garantire la cassa integrazione gratuita anche dopo il primo luglio, in cambio dell’impegno a non licenziare – ha rivendicato il presidente del Consiglio-. Dal 1° luglio non c’è più il divieto assoluto di licenziare, perché un’azienda che non richiede la cassa integrazione può farlo, ma c’è un forte incentivo a non farlo. Tutto ciò solo per industria e edilizia, mentre per i servizi il blocco dura fino a fine ottobre e la Cig gratuita fino a fine anno». In serata il presidente della Repubblica Mattarella ha poi firmato il decreto Sostegni bis.

Per il premier è «un miglioramento considerevole sia rispetto ad una situazione che vedeva una eliminazione pura e semplice del blocco, sia rispetto a una posizione di mantenimento del blocco tout court fino a ottobre o dicembre», l’auspicio è che adesso «sindacati e imprese si ritrovino nella mediazione».

In precedenza, nella tarda mattinata, Palazzo Chigi aveva diffuso un comunicato, come a voler metter un punto fermo su un tema che continua a infiammare il dibattito politico e sindacale: «Fino al 30 giugno c’è cassa integrazione Covid-19 gratuita e divieto di licenziamento totale per tutte le aziende – ribadisce il comunicato-, in assenza di un nostro intervento, l’industria e l’edilizia sarebbero tornate alla normalità dal 1° luglio, ovvero userebbero la loro Cig ordinaria che ha un costo di funzionamento del 9%-15% della retribuzione e avrebbero la libertà di licenziare». L’intervento previsto, conferma Palazzo Chigi «è di garantire la Cig gratuita anche dopo 1° luglio in cambio dell’impegno a non licenziare». Diversamente da ora, quindi, dopo il 1° luglio «non si tratterebbe più di un divieto assoluto di licenziamento ma di un forte incentivo a non farlo perché il ricorso alla cig è gratuito per l’azienda».

Il governo, dunque, ha cancellato la proposta del ministro Orlando di legare l’utilizzo della cassa Covid fino al 30 giugno ad altri 60 giorni di proroga del blocco dei licenziamenti (fino al 28 agosto). Ma il sindacato continua a chiedere di prorogare per tutti il blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre. «Le imprese possono scegliere se licenziare oppure no, non può essere un optional, ma deve essere un vincolo», sostiene il leader della Cgil, Maurizio Landini, secondo cui «la partita non è chiusa, il Dl sarà discusso in Parlamento». Replica il vicepresidente di Confindustria, Maurizio Stirpe: «Alla fine di marzo si è decisa la fine progressiva del blocco dei licenziamenti, differenziando tra settori, sempre secondo il rispetto del principio di simmetria tra l’erogazione della cassa covid-19 e il periodo di blocco dei licenziamenti, principio violato dall’iniziativa del ministro Orlando. Le imprese vogliono certezza delle regole, non ci interessa licenziare ma lavorare, ci sono segnali di ripresa, dobbiamo sforzarci per creare le condizioni ideali perché le imprese investano per assorbire l’emorragia di posti di lavoro dell’ultimo anno». Stirpe ha ribadito: «Il premier Draghi gode della nostra fiducia, rappresenta una garanzia che le cose sono fatte in modo equilibrato e nell’interesse del paese, le nostre critiche sono verso chi ha avuto un comportamento istituzionalmente non corretto. Senza un chiarimento preliminare su quanto successo, questa storia è destinata a segnare in modo profondo i rapporti tra Confindustria e ministero del Lavoro».

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