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Lavoro, Cig più ampia e sostegni per tutti ma solo dal 2022

Un sostegno per tutti i lavoratori (dipendenti, autonomi, saltuari), tutte le imprese (grandi e piccole) e tutti i disoccupati, anche quelli dei lavoretti. La riforma degli ammortizzatori ha obiettivi ambiziosi. Ma un’entrata in vigore non proprio immediata: il primo gennaio 2022. D’altro canto, tutte le riforme costano. E questa in particolare sarà finanziata con la p rossima legge di Bilancio.
Imprese e sindacati non ne sono sorpresi, se l’aspettavano. E quando mercoledì il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) ha illustrato tempi e perimetro della nuova copertura che ha in mente ne hanno apprezzato gli intenti, non tutte le traduzioni in pratica. Ecco dunqu e che un documento c’era, ma non è stato diffuso. Lo sarà presto, avvertono dal dicastero di Via Veneto. E «terrà conto di tutte le osservazioni».
I dubbi, più che sul calendario, riguardano però la fase intermedia. L’impressione delle parti sociali è che il governo sia convinto di poter gestire i prossimi mesi fino a dicembre con interventi selettivi, semmai rafforzando alcuni strumenti come i contratti di espansione (per favorire gli esodi e il ricambio) e di solidarietà (magari defiscalizzato). E contando sul fatto che le grandi aziende – libere di licenziare dal primo luglio, ma Cgil, Cisl e Uil chiedono la proroga al 31 ottobre – avranno comunque accesso agli ammortizzatori ordinari. Mentre le piccole – che possono usare la Cig Covid gratis fino al 31 dicembre, ma se in continuità la finiscono il 31 ottobre – in autunno saranno meno in difficoltà perché l’economia è riparti ta, grazie anche all’immunità di massa raggiunta via vaccino. Un «rischio calcolato», per dirla con le parole del premier Draghi. Alla bisogna, si potrebbero aggiungere altre settimane di Cig Covid.
Le distanze tra le parti si misurano poi pure sul merito dell’impianto illustrato due giorni fa da Orlando. Ammortizzatori uguali per tutti nell’importo – sarà unico, quello del massimale oggi applicato solo ai redditi più alti: 1.199 euro lordi al mese, mentre gli altri oggi prendono circa 200 euro in meno – ma non nella durata, legata alla dimensione dell’azienda. Risultato: più lunga per le grandi imprese, più corta per le piccole. «Il solo criterio dimensionale non è sufficiente », dice Ivana Veronese, segretaria confederale Uil. «Apprezziamo però molti punti della proposta». Tra questi la semplificazione: abolita la Cig in deroga, rimangono Cig ordinaria e straordinaria e la Cig per cessazione di attività diventa strutturale. «Una gran bella notizia, evitiamo di restare appesi ai balletti annuali sul rifinanziamento », riconosce Tania Scacchetti, segretaria confederale Cgil. «Ma chi gestirà la nuova Cig? Che fine faranno il Fis e i fondi bilaterali di settore?», si chiedono sia Veronese che Scacchetti. Tema di un prossimo tavolo annunciato dal ministro. Come pure focus su autonomi, agricoli e spettacolo.
Giudizi positivi anche sulla revisione di Naspi e Discoll, i due sussidi di disoccupazione esistenti (il secondo per i collaboratori), seppur valutata come «timida». Il décalage – un taglio del 3% – oggi inizia al quarto mese, si partirà dal sesto. «Troppo poco, iniziamo dal dodicesimo», incalza il leader Cisl Luigi Sbarra. «Ma apprezziamo che la durata della Discoll raddoppi a 12 mesi e che sia riconosciuta la contribuzione figurativa, lo chiediamo da tempo». Altri nodi al pettine verranno, specie sui costi. C’è malumore tra le piccole imprese sotto i 6 dipendenti: oggi non versano nulla per gli ammortizzatori. Così quelle tra 6 e 15 addetti: oggi versano al Fis, un domani avranno doppia aliquota?
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