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«Lavoro, avanti comunque»

di Lina Palmerini

Arriva a Piazza Affari con in tasca già la lettera per la crescita indirizzata ai vertici europei e, dunque, con un messaggio piuttosto concreto per il «salotto buono» della finanza italiana e per i 400 operatori presenti in platea ad ascoltarlo. In realtà, Mario Monti, parla di Bruxelles e di Roma come due facce di una stessa strategia e infatti ricorda che a Palazzo Chigi, proprio negli stessi minuti, è in corso la trattativa sulla riforma del mercato del lavoro. «Siamo fiduciosi che entro fine marzo potremo presentare un provvedimento con l'accordo delle parti sociali». Poi si ferma, fa una pausa. E riprende. «Lo presenteremo comunque. È una misura troppo importante per consentire poteri di blocco paralizzanti». È quel «comunque» che piace un po' dappertutto tranne che nelle sedi sindacali o in una parte del Pd. Perché ieri ha convinto il gotha imprenditoriale, perché ha la sponda di Bruxelles e perché, come dice lo stesso premier ricordando le sue tappe precedenti alla Borsa di Londra e New York, «è una riforma vista come necessaria» dagli investitori internazionali, cioè quelli che devono finanziare il nostro debito pubblico.
Ma al di là della fermezza, è la ragione politica illustrata da Monti la vera novità. Che è poi una nuova versione, molto aggiornata, del dialogo sociale e della rappresentanza: «Andremo avanti perché la nostra vera constituency sono i giovani e quelli che non sono ancora nati». Sul tema ritorna quando arrivano le domande dalla platea e Roberta Furcolo lo invita a non dare troppo ascolto ai sindacati. «Se l'accordo non arriverà in tempo o non sarà completo mi ricorderò di lei». Era il luogo ieri a suggerire i temi: la crescita, un panorama imprenditoriale di dimensioni ancora troppo piccole, troppe imprese non quotate, troppo stretto l'accesso al credito. «Una Borsa con un numero elevato di società quotate può dare un contributo fondamentale per la crescita: il numero in Italia è ancora molto inferiore alle altre realtà europee, sia in termini di Pil che in termini di contributo all'occupazione. In un momento in cui il credito delle banche tende a contrarsi è importante che ce ne siano di più anche perché le imprese quotate spesso crescono di più e meglio, investono di più in innovazione e possono portare a fare fusioni e acquisizioni».
Banchieri e imprenditori hanno ascoltato il premier e Vittorio Grilli: accanto a loro l'a.d. della Borsa Raffaele Jerusalmi e il presidente Massimo Tononi. Erano presenti tutti i nomi di primo piano che il Professore ha visto in un incontro ristretto prima del suo intervento pubblico. Lo stesso Monti li ha chiamati il «salotto buono», termine «elegante» a cui però il premier fa sapere di aver voluto togliergli un po' di comodità, soprattutto in certe poltrone. «Una cronaca veloce ci attribuisce deferenza verso il salotto buono ma togliere la possibilità di sedere simultaneamente nei Cda di banche e assicurazioni, non è stata una cosa molto gradita. Pensiamo, poi, che in passato si sia tutelato il bene esistente e consentito la sopravvivenza un po' forzata dell'italianità di alcune aziende, impedendo la distruzione creatrice schumpeteriana e non sempre facendo l'interesse di lungo periodo».
Di finanza continua a parlare, ma senza più stoccate, quando conferma che sulla Tobin tax c'è «un'apertura» ma solo se sarà applicata a livello europeo, non nazionale. E conferma che una nuova manovra «non ci sarà» anche se «la recessione dura». C'è poi l'agenda di questi giorni: le liberalizzazioni «che difenderemo con i denti» e il fisco perché da venerdì arriveranno norme di semplificazione e il gettito della lotta all'evasione andrà a «beneficio dei contribuenti onesti». L'ultimo grande capitolo è quello della casta, a quanto pare sentito anche qui, dove lavora e si muove una casta diversa. Il premier annuncia che oggi usciranno «le dichiarazioni patrimoniali dei membri del Governo. E sento la necessità di dire che tutto il personale politico di alto livello si sottoponga a qualcosa di analogo». Ma questo è un pezzo del problema-casta. «Ho l'impressione che la "domanda di sangue", spero solo figurata, della politica sia sensibilmente lievitata. Vanno bene le crociate ma suggerisco ai "castologi" di mettere un tetto alle loro richieste: noi abbiamo messo una soglia agli stipendi della Pa ma quello che abbiamo fatto sul tema sembra passato come gocce d'acqua su un impermeabile». Infine, prima del lungo applauso che lo saluta, ribadisce che la sua è una «parentesi brevissima». Ma intensa.

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