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Lavoro, almeno 1 miliardo per gli sgravi

Vaccini prima di tutto, ma anche sostegni alle categorie e alle attività messe in ginocchio dalla pandemia, organizzazione delle scuole per assicurare al prossimo anno scolastico una ripartenza piena e non più a singhiozzo. E occupazione, con una sorta di corsia preferenziale per i contratti a termine. È un ventaglio ristretto, ma chiaro e identificabile, quello delle priorità su cui il governo Draghi ha deciso di concentrare la sua azione nelle prossime settimane. A cominciare dal decreto Sostegni bis, che sarà varato sulla scia del nuovo scostamento in arrivo da 35-40 miliardi (o forse anche più). E che è destinato anche ad aprire la strada ad alcuni interventi per favorire la ripresa. Compreso un pacchetto-lavoro che, riunione dopo riunione, sta prendendo una forma sempre più definita, seppure ancora con qualche incognita legata alle risorse realmente utilizzabili.

Con il trascorrere delle ore appare infatti sempre più probabile, se non quasi certo, il ricorso a nuovi e più robusti incentivi per favorire la sottoscrizione di contratti di lavoro, soprattutto a tempo determinato. Per far scattare subito questo intervento il governo con il Dl metterebbe sul piatto dagli 1 agli 1,5 miliardi euro. Sulla dote stanno ancora lavorando i tecnici, che devono fare i conti con i non semplici equilibri contabili di un decreto cresciuto enormemente di dimensioni rispetto le ipotesi iniziali. In ogni caso l’obiettivo, non troppo nascosto, della misura allo studio è quello di incentivare le aziende ad assumere personale in vista dei prossimi mesi, quando la ripartenza economica dovrebbe fare qualche passo avanti, anche nel settore terziario, al pari della campagna vaccinale.

Il tema è delicato visti gli ultimi numeri sul mercato del lavoro diffusi pochi giorni fa dall’Istat, che hanno fotografato assunzioni ferme al palo da mesi, e un crollo verticale degli occupati nei 12 mesi: -945mila unità a febbraio, di cui -372mila a termine. E con un balzo in avanti, molto preoccupante, dell’inattività (che segnala anche lo scoraggiamento nella ricerca di un impiego), +717mila persone da febbraio 2020, data di inizio della pandemia.

Di qui lo sforzo dell’esecutivo a disegnare un nuovo sistema di decontribuzione, sulla falsariga del piano di Emmanuel Macron, che, in Francia, ha investito oltre 6 miliardi per incentivare tutte le tipologie contrattuali purché di durata superiore ai tre mesi.

I dettagli delle misure italiane sono ancora in corso di predisposizione, e molto dipenderà, come detto, dalla dote effettiva a disposizione. L’idea di massima è quella incentivare tutti i contratti a tempo della durata di almeno 1 o 2 anni (il punto è ancora oggetto di discussione), quando coinvolgono soprattutto disoccupati, lavoratori in Cig o beneficiari del Rdc. Non solo quindi giovani. L’incentivo potrebbe arrivare a 4mila euro, sotto forma di conguaglio contributivo, e si incasserebbe quando il contratto è di 1 o 2 anni. «Dobbiamo iniziare a disegnare un percorso per quando usciremo dal blocco dei licenziamenti – ha chiosato il sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon – . Bisogna pensare a ricollocare i lavoratori in Cig e quelli di imprese in forte difficoltà. Come Lega ci aspettiamo un intervento sostanzioso sul capitolo occupazione». Sempre sui contratti a termine, la sottosegretaria al Lavoro, Tiziana Nisini, ha chiesto anche di eliminare i contributi addizionali e di allungare i contratti a termine da 24 a 36 mesi: «In una fase come questa – ha detto Nisini – vanno allargate le maglie della flessibilità buona, concedendo ai lavoratori qualsiasi opportunità di lavoro subordinato anche se a termine. Sì anche alla proroga dello smart working senza accordi individuali almeno fino al 30 settembre».

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