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Lavoro ai giovani, priorità dei Grandi

Il mondo è un po’ meno malato dello scorso anno, ma rimane «vulnerabile», per questo sono necessarie riforme per crescita e lavoro. Dal lettino del G-8 fra le colline nordirlandesi verdi ed eccezionalmente soleggiate di Lough Erne, si leva un paziente in lenta ripresa che ha una priorità su tutte, sconfiggere «la disoccupazione, soprattutto quella giovanile». Un tema sostenuto con forza dall’Italia si conferma, così, passaggio importante del vertice dei Grandi, condiviso da tutti e scandito a chiare lettere nel comunicato finale, insieme con la nuova architettura globale per la lotta all’evasione ed elusione fiscale, fortissimamente voluta dalla presidenza britannica.
«Abbiamo gettato le basi per un nuovo meccanismo internazionale che identificherà dove le società fanno utili e pagano le loro tasse», ha commentato il premier David Cameron, sottolineando l’importanza dello scambio automatico di informazioni fra le autorità nazionali che dovrà rappresentare la nuova regola internazionale. La prima e seconda T (tasse e trasparenza) dell’agenda inglese per far fronte ai paradisi fiscali che consentono alle grandi corporations di spalmare i redditi fra compiacenti giurisdizioni, hanno preso forma nelle 33 pagine di conclusioni di un vertice azzoppato dai singhiozzi della politica estera.
Soprattutto sul capitolo siriano. Nella bozza finale è stato inserito il passaggio, quantomai ammorbidito, sulla ripresa della Conferenza di Ginevra per la formazione di un governo di transizione a Damasco con «poteri esecutivi creato sulla base del consenso». Parole dettate da Vladimir Putin, insieme con l’assenza di qualsiasi riferimento diretto al presidente Assad.
Che la crepa fosse profonda sul punto più delicato di politica estera si sapeva, né basta la rinnovata lena sul cotè libico (aiuti per consolidare le istituzioni e le forze armate con un ruolo di primo piano all’Italia) per confutare la realtà di un summit che ha trovato nell’analisi e nelle misure per l’economia le ragioni di maggiore successo. Senza togliere l’accento dalle esigenze di risanamento, il G-8, ha insistito sulla crescita partendo da una realtà condivisa. «Le prospettive globali rimangono deboli – si legge nel comunicato – anche se i rischi maggiori si sono ridotti grazie alle politiche adottate in Usa, Giappone, Euro area e alle resistenza delle economie emergenti…ma questo ottimismo non si è ancora trasformato in occupazione.
Le prospettive in alcune regioni si sono addirittura ridotte». A differenza dello scorso anno però la formula per uscire dalla crisi non può essere uguale per tutti. «La politica di bilancio deve consentire flessibilità di breve termine…Il passo del risanamento deve essere diversificato per le nostre diverse circostanze economiche nazionali». Un passaggio che suggerisce un ritmo di marcia diverso dal passato, un “adelante con juicio” per innescare una ripresa che potrà passare dal consolidamento dell’euro, «inclusi elementi di unione bancaria per ridurre il rischio di frammentazione», dal rinnovato ricorso «agli strumenti di politica monetaria» e alle inevitabili riforme strutturali.
L’eredità di Lough Erne è in realtà più complessa e va letta con continuità fra le diverse raccomandazioni suggerite. Il rilancio economico potrà maturare grazie agli elementi individuati dai leader riuniti. Non solo una nuova architettura fiscale, come accennato, ma soprattutto una nuova intesa commerciale.
L’avvio formale di negoziati per creare un’area di libero scambio euro-americana destinata a includere, in prospettiva, anche il Canada con cui l’Ue ha già trattative in fase avanzata, è la terza T (trade) del programma britannico che l’ospite, David Cameron, ritiene di aver completamente centrato.
La lista degli impegni è in effetti consistente, le misure pratiche – eccezion fatta per i dettagli sul fronte della lotta all’elusione – inevitabilmente contenute, come sempre accade in vertice del genere. La credibilità dei Grandi si misurerà con la capacità di stringere i bulloni del nuovo impianto progettato.
Se l’enfasi sull’occupazione produrrà misure reali e veri posti di lavoro, se l’accento sulla lotta contro un fisco garibaldino svuoterà i paradisi fiscali, se il grande sogno del libero scambio transatlantico significherà maggiore circolazione di beni sui due lati dell’oceano, il summit avrà scritto un pezzo di storia, spingendo il mondo fuori dalla più grave crisi della storia contemporanea.

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