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Lavoro agile in via automatica

Lavoro agile «in via automatica» senza preventivo accordo tra datore di lavoro e lavoratore. A stabilirlo, tra l’altro, è il dpcm 23 febbraio 2020, in attuazione dell’art. 1 del decreto legge n. 6/2020 (si veda altro servizio a pag. 30), in vigore da domenica, con le misure urgenti per il contenimento e la gestione dell’emergenza Coronavirus. La novità, non senza problemi applicativi, è a disposizione di sindaci, prefetti, regioni tra le misure da adottare per contrastare l’epidemia.

Stop alle attività. La «liberalizzazione» del lavoro agile è introdotta come soluzione al blocco totale delle attività lavorative che rappresenta una delle misure obbligatorie che le autorità (sindaci, prefetti ecc.) devono adottare nei comuni o aree interessate al fenomeno del coronavirus. In particolare, l’obbligo di bloccare o ridurre le attività di imprese e lavoratori va fatto scattare «nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque vi è un caso non riconducibile a una persona proveniente da area già interessata dal contagio» del virus. Le attività delle imprese sono soggette a sospensione (e gli imprenditori non possono ricorrere ad alcun ammortizzatore sociale); lo svolgimento delle attività lavorative, sia subordinate sia autonome, invece, può essere sia sospeso e sia limitato e con riguardo sia alle attività svolte nel luogo di emergenza sia agli abitanti di tale luogo (anche se occupati in altri luoghi, non in emergenza). È in quest’ultimo caso che il decreto introduce la possibilità di «specifiche deroghe, anche in ordine ai presupposti, ai limiti e alle modalità di svolgimento del lavoro agile».

Smart working «liberalizzato». Il dpcm, in sostanza, liberalizza il lavoro agile, stabilendo la sua applicabilità «in via automatica a ogni rapporto di lavoro subordinato (…) anche in assenza degli accordi individuali». Inoltre, stabilisce che «gli obblighi di informativa (…) sono resi in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibilità sul sito dell’Inail» (norma poco chiara: sembra confermare la necessità della CO, già operativa, anche quando non ci sia accordo). Il lavoro agile, si ricorda, non è un contratto di lavoro, ma una modalità di svolgimento del lavoro subordinato, ossia con le seguenti modalità: esecuzione solo in parte nei locali aziendali e con i vincoli di orario massimo di legge e contrattazione collettiva; possibilità di usare gli strumenti tecnologici per l’attività lavorativa; assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti al di fuori dei locali aziendali. La disciplina è vincolata a un accordo tra datore di lavoro e lavoratore, che deve regolamentare, per iscritto, tutta la disciplina. Il lavoro agile, inoltre, può avere durata a termine o indeterminata e a stabilirlo è sempre l’accordo e durante tutto il periodo di validità ciascuno (datore di lavoro e lavoratore) può recedervi prima della scadenza del termine, se prevista, o con preavviso di 30 giorni se a tempo indeterminato o senza preavviso qualora si verifichi un giustificato motivo.

Problemi applicativi. La liberalizzazione del lavoro agile pone diversi problemi applicativi, a cominciare dal dubbio se una «autorità competente» (il sindaco?) abbia potere di fissare deroghe alla disciplina del rapporto di lavoro. Ammesso che sia possibile, non è chiaro «chi» abbia il potere di imporre questa modalità operativa nel rapporto di lavoro, ordinariamente rimessa all’accordo tra le parti: è il datore di lavoro a stabilire che si lavora da casa? E il rifiuto del lavoratore costituisce una causa di licenziamento? Peraltro, va considerato che l’adozione del lavoro agile potrebbe amplificare i problemi (già aggravati nelle aziende) relativi alla gestione della sicurezza sul lavoro, perché il datore di lavoro resta comunque il garante della salute del lavoratore, come è pure responsabile della sicurezza e buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività.

Le assenze dei lavoratori. Sulla gestione delle assenze dei lavoratori, ieri la Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha pubblicato un approfondimento in cui ha riepilogato le diverse opzioni (si veda tabella).

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