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Lavoro agile semplificato fino al 30 settembre nella Pa e nel privato

Il decreto legge con le proroghe di primavera è in corsa per il prossimo consiglio dei ministri che si potrebbe tenere già stasera o al più tardi domani. Tra le misure in arrivo c’è la proroga al 30 settembre della via semplificata che nella Pa permette il lavoro agile senza bisogno del preventivo accordo individuale. Alla stessa data potrebbe orientarsi anche il settore privato, come ha spiegato ieri il ministro del Lavoro Andrea Orlando dopo l’incontro con i sindacati.

Per avere il via libera, però, il nuovo provvedimento (anticipato sul Sole 24 Ore di ieri) dovrà sciogliere più di un’incognita. La principale riguarda l’ipotesi di prolungare la sospensione delle cartelle fiscali, con oltre 35 milioni di atti dell’amministrazione finanziaria pronti a partire dal 3 maggio. Il problema di un nuovo rinvio, che si giustificherebbe con la proroga dello stato d’emergenza appena confermato fino al 31 luglio, è ovviamente quello dei costi. Gli ultimi due mesi di sospensione, decisi con il decreto sui «sostegni» ora all’esame del Senato, sono costati mezzo miliardo di euro ai saldi di finanza pubblica per l’effetto domino sugli incassi della seconda metà dell’anno. Per finanziare un nuovo congelamento occorrerebbe quindi dedicare al decreto proroghe una fetta dello scostamento appena approvato dalle Camere. Si tratterebbe di una quota ridotta sul totale dei 40 miliardi di deficit a disposizione; che rappresenterebbe però un altro tassello da sistemare in vista di un «sostegni-bis» che dovrà poggiare su 35 miliardi, di cui circa 22 dedicati ancora al fondo perduto, perché altri 5 miliardi sono già assorbiti dal fondo complementare al Pnrr sugli investimenti. Per questa ragione è in programma stamattina un vertice al Mef con l’agenzia delle Entrate per cercare l’equilibrio migliore fra l’intenzione di non sommergere i contribuenti con le nuove cartelle e l’esigenza di non sottrarre troppe risorse a un decreto «sostegni-bis» che sembra già aver completato gli spazi finanziari a disposizione.

L’attesa per il nuovo decreto, si diceva, è poi alta negli uffici pubblici. La novità in arrivo riguarda lo smart working, ancora oggi praticato da centinaia di miliaia di dipendenti della Pa, ed è duplice. Una nuova proroga allunga fino al 30 settembre l’ok al lavoro agile senza bisogno del preventivo accordo individuale. L’altra cancella le soglie minime che in base alla normativa pensata l’anno scorso (articolo 263 del Dl 34/2020) per il post-pandemia avrebbe imposto a tutte le Pa di garantire il diritto al lavoro agile almeno al 50% dei dipendenti impegnati in attività che non impongano la presenza. L’addio alle soglie minime, nelle intenzioni del governo, non è un generalizzato richiamo al ritorno in ufficio, ma serve a dare alle amministrazioni, caratterizzate ciascuna da situazioni diverse, l’autonomia per organizzarsi. In un’ottica che vuole parametrare le possibilità del lavoro agile a obiettivi di efficienza dei servizi. Il compito cruciale di disciplinare il tutto spetta alla nuova tornata contrattuale, che domani vedrà all’Aran il fischio d’inizio per ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici nazionali. Al punto che, spiega la norma nelle bozze circolate negli ultimi giorni, la firma definitiva al nuovo contratto potrebbe anticipare la scadenza del 30 settembre. Anche la centralità nei contratti rappresenterebbe un fattore di convergenza fra pubblico e privato. Nei due mondi sono analoghe le questioni sul tavolo, emerse nel lungo periodo di sperimentazione forzata dall’emergenza, e sono identiche le soluzioni proposte, fondate su autonomia organizzativa e contrattazione.

La cancellazione delle soglie minime porterebbe con sé il taglio anche dell’incentivo alla presentazione dei «Pola», i Piani organizzativi del lavoro agile che tante amministrazioni non hanno ancora definito: le norme in via di abrogazione infatti dimezzavano le quote obbligatorie di lavoro agile in caso di mancata presentazione del Pola. Con l’addio alle soglie, ovviamente, tramonta anche il rischio dimezzamento.

Nel pacchetto Pa anche il rinvio al 31 maggio del termine per bilanci preventivi, delibere tributarie (esclusa la Tari) e rendiconti degli enti locali e la proroga al 30 settembre della validità dei documenti e della carta d’identità scaduti dal 31 gennaio 2020.

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