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Lavoro, ad aprile +210mila contratti

Aprile viene archiviato con un saldo occupazionale positivo di 210mila contratti – poco superiore ai 203mila di un anno fa – che si compone di 111mila contratti a tempo determinato, di 48mila nuovi contratti a tempo indeterminato, 36mila stabilizzazioni, circa 5mila apprendistato, 2mila collaborazioni e 8mila altre tipologie. 
L’effetto Expo e l’effetto stagionale sembra avere ripercussioni sul dato di aprile dei contratti a tempo determinato, rilevato tra le comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro. Le comunicazioni si riferiscono alle attivazioni e alle cessazioni comunicate al ministero dalle imprese, sono dati di flusso relativi ai contratti nel privato con esclusione della pubblica amministrazione, del lavoro domestico e del lavoro autonomo. Entro questo perimetro ad aprile sono 756.926 i nuovi contratti di lavoro (contro i 717.955 del 2014), tra questi continua a crescere l’incidenza del contratto a tempo indeterminato: con 171.515 attivazioni, nel giro di un anno passa dal 15,7% al 22,7% per effetto degli incentivi della legge di stabilità e delle nuove norme del Jobs act entrate in vigore a marzo. Il più utilizzato resta il contratto a tempo determinato, con 475.273 attivazioni, anche se rispetto ad aprile 2014 il suo peso si è ridotto (dal 66,3% al 62,8%), mentre sono in caduta apprendistato con appena 18.443 contratti (sceso dal 3,4% al 2,4%) e le collaborazioni (38.632, in calo dal 6,7% al 5,1%).
Nell’ambito del lavoro subordinato alle 756.926 attivazioni vanno aggiunte le 35.883 trasformazioni di rapporti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato (erano state 19.144 nell’aprile 2014). Sempre ad aprile insieme alle attivazioni, è aumentato anche il numero delle cessazioni di rapporti di lavoro (da 514.646 a 546.382): per il tempo indeterminato le cessazioni sono state 122mila (erano 118mila), meno delle 171.515 attivazioni che producono un saldo occupazionale positivo per 48.536 contratti. Da notare che ad aprile 2014 il saldo tra assunzioni e cessazioni a tempo indeterminato era negativo per 36.192 contratti, mentre quest’anno, complici le consistenti detrazioni contributive della legge di stabilità, questo saldo è sempre stato positivo (a marzo 2015 per 31.370 contratti, a febbraio per 45.703 e a gennaio per 18.584). Quanto ai contratti a tempo determinato, ad aprile le cessazioni sono state 328.148, a fronte delle 475.273 attivazioni e delle 35.883 trasformazioni: in questo caso il saldo è positivo per 111.242 contratti (ad aprile 2014 il saldo era di 156.288 contratti). «Sostanzialmente si conferma che aumentano i contratti stabili e si riducono i contratti precari – sottolinea il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti -. È una buona notizia perché l’obiettivo che il governo si è dato è fare in modo che il contratto a tempo indeterminato torni ad essere il modo normale di assunzione».
Con il risultato di aprile, il primo quadrimestre si è chiuso con 761.481 attivazioni di nuovi contratti di lavoro, a fronte delle 644.628 attivazioni dello stesso periodo del 2014; il confronto fa registrare un incremento di 116.853 attivazioni. «Nell’area della subordinazione si assiste ad una ricomposizione tra le tipologie a favore del lavoro a tempo indeterminato – commenta l’economista del lavoro, Carlo Dell’Aringa – per effetto del travaso da altre tipologie. Considerando che questi dati non comprendono il lavoro pubblico, dove per effetto del blocco del turn over è prevedibile una riduzione occupazionale, o le partite Iva o il lavoro domestico, a fine anno non c’è da meravigliarsi se, nel complesso, le assunzioni saranno aumentate di qualche decina di migliaia di unità, come previsto dallo studio di Unioncamere». Dell’Aringa invita alla «prudenza» nella lettura di questi numeri e rimanda all’uscita dei dati del campione Istat del 3 giugno per poter ragionare su dati rappresentativi dell’intero mercato del lavoro. Peraltro, proprio per evitare di generare confusione, per effetto della sovrapposizione di dati diversi che riguardano il mercato del lavoro, oggi il ministro Poletti incontrerà i vertici di Istat, Inps e Inail per cercare un maggior coordinamento sulla gestione dei numeri.
Luci e ombre, sono evidenziate da Cesare Damiano (Pd): «Il lavoro a tempo indeterminato rappresenta nelle nuove assunzioni di aprile il 22,7%, con una crescita del 7% sull’anno precedente – sottolinea -. Cala l’incidenza dell’occupazione femminile che passa dal 43,4% del 2014 al 41%, un segnale negativo per le donne. Mentre per gli uomini aumentano i contratti a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato, per le donne questi ultimi diminuiscono. Si segnala anche il calo del contratto di apprendistato, per il quale andrebbe trovato un correttivo di sostegno».
Tra i sindacati, soddisfazione da parte della Cisl: «Stanno aumentando i contratti a tempo indeterminato, recuperando anche molti passaggi dalle tipologie contrattuali più precarie ed instabili per i lavoratori – afferma il segretario confederale, Gigi Petteni -. È una crescita che sta avvenendo sia per i provvedimenti presi, sia per l’azione contrattuale stimolante che stiamo portando nelle aziende. Vogliamo continuare con questa azione e nei prossimi mesi tireremo le somme anche delle responsabilità che come Cisl abbiamo voluto assumerci in queste riforme del lavoro. Non è più tempo di denunciare solo le cose che non vanno, ora occorre mettere in campo azioni per correggere e cambiare». Tre nodi critici vengono messi in luce dalla Uil: «Bisogna trovare il modo di fornire in maniera coordinata i dati tra Inps, Istat e ministero – afferma il segretario confederale Guglielmo Loy -. Questi dati indicherebbero una crescita, oggi, del Pil che non sembra esserci, almeno per ora. Oltre ad una buona quota di stabilizzazioni sembra esserci una concentrazione delle assunzioni programmate nell’anno, forse per timore dell’esaurimento dei fondi».
I sindacati domani si incontreranno con il ministro Poletti, sui decreti attuativi del Jobs act attesi in consiglio dei ministri la prossima settimana: oltre ai due Dlgs da varare (riordino tipologie contrattuali e conciliazione tempi vita-lavoro), devono avere il primo via libera il dlgs sulla Cig, quello sull’Agenzia ispettiva unica, sull’Agenzia nazionale per l’occupazione, e sulla semplificazione e revisione della disciplina dei controlli a distanza. La leader della Cgil, Susanna Camusso, si mostra scettica sul tavolo: «Temo che avremo grandi delusioni».

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