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Lavoro, 440 mila posti in più Disoccupazione in calo al 9,3%

Lontano dai livelli pre-crisi, il mercato del lavoro italiano presenta luci e ombre anche a luglio. Se da una parte crescono gli occupati nel confronto annuo, sono 440 mila i posti di lavoro in più, su base mensile accusano il colpo gli autonomi over 35.

A sottolinearlo è la rilevazione mensile dell’Istat che per luglio segnala rispetto a giugno un tasso di occupazione pressoché stabile al 58,4% che si accompagna a una diminuzione complessiva nel numero di occupati di 23 mila unità (-0,1%). Un calo lieve legato però prevalentemente al crollo del lavoro autonomo, in particolare partite Iva con più di 35 anni. Come sottolineato anche da Confesercenti e Confcommercio: «Resta critica la condizione del lavoro autonomo. La riduzione di 47mila unità tra gli indipendenti, registrata a luglio su giugno, non è un dato episodico. Rispetto a febbraio 2020 il numero di occupati in questa posizione è inferiore di ben 295mila unità».

Nel confronto annuo ad ogni modo — anche a seguito dello slancio dell’occupazione tra febbraio e giugno — il numero di occupati registrato è in risalita del 2% (+440 mila). Se il mercato sembra quindi in ripresa, bisogna, per completezza, spostare lo sguardo al periodo pre-pandemia per vedere il gap di occupazione ancora da colmare. Rispetto a inizio 2020 infatti mancano all’appello circa 265 mila posti di lavoro.

Tra i dati di luglio ci sono però anche elementi di carattere positivo. Il tasso di disoccupazione, ad esempio, scende al 9,3% (-0,1 punti) e cala anche la disoccupazione giovanile che si attesta al 27,7% (-1,6 punti). In particolare, se si guarda ai più giovani, nella fascia 25-34 anni emerge un dato positivo: si registra un tasso di occupazione del 63%, sui livelli quindi del 2012.

Tra giugno e luglio cresce infine il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,2% ovvero +28 mila unità). Un aumento che coinvolge in particolare gli uomini e tutte le classi d’età ad eccezione della fascia 25-34 anni.

Segnali positivi e di ripresa arrivano poi dal mondo delle imprese. L’Indice destagionalizzato Pmi (Purchasing Managers Index) del settore manifatturiero italiano, stilato da IHS Markit, registra un forte rialzo. L’indice, che rileva le condizioni generali del settore manifatturiero, ad agosto 2021 ha raggiunto quota 60.9, in salita dal 60.3 di luglio. Gli analisti segnalano quindi un forte miglioramento, il quattordicesimo consecutivo, dello stato di salute del settore. L’ultimo indice Pmi risulta infatti essere il terzo miglior risultato registrato dopo quello di maggio e giugno. Il dato è addirittura sopra le attese degli analisti. A influire sul risultato è la produzione in crescita, segnalata dalle imprese intervistate, e i nuovi ordini che sono generalmente aumentati rapidamente per tutto il comparto. Le esportazioni, in particolare, sono aumentate al tasso più rapido da maggio. «I dati di agosto hanno mostrato una crescita più veloce nel settore manifatturiero italiano — spiega Lewis Cooper, Economist di IHS Markit — il Pmi è rimasto vicino al valore più alto, aumentando da luglio e segnalando un nuovo e forte miglioramento dello stato di salute del settore. Le aziende hanno poi continuato ad aggiungere personale a uno dei tassi più veloci di sempre, per far fronte al maggiore carico di lavoro». E questo nonostante le interruzioni sulla distribuzione e le pressioni inflazionistiche che «hanno però continuato a pesare sul settore, con le imprese che hanno riportato carenza di materiale e ritardi di natura logistica, così come i conseguenti maggiori costi e prezzi».

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