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Lavori, responsabilità divisa

Il proprietario dell’appartamento che chiama una ditta per ristrutturarlo non è corresponsabile per la morte dell’operaio, se non ha interferito nella direzione dei lavori, limitando l’autonomia della società edile. La Corte di Cassazione, con la sentenza 36398, depositata ieri, fa chiarezza sulle responsabilità che il Dlgs 494/1996 addossa al committente. E la fa in favore dei ricorrenti, condannati per omicidio colposo nei primi due gradi di giudizio. I giudici di merito avevano inflitto una pena pesante ai proprietari contestandogli la violazione delle norme anti infortunistiche. A farne le spese era stato un operaio morto dopo essere caduto, mentre trasportava una tavola di legno, dalle scale, prive di parapetto. Per il tribunale di prima istanza e per la Corte i committenti avrebbero omesso una serie di azioni di loro competenza. A cominciare dalla verifica della corretta applicazione delle norme di sicurezza, dovevano poi: non consentire l’utilizzo di un ponteggio non a norma, nominare un coordinatore alla sicurezza e verificare l’idoneità della ditta. Per la Cassazione si tratta di oneri eccessivi non richiesti dalla norma di riferimento.
I giudici della quarta sezione penale ricordano che la figura del committente è stata considerata solo con il Dlgs 494/96.
Il committente deve essere considerato corresponsabile per omicidio colposo, con l’appaltatore e il direttore dei lavori, se c’è una relazione tra la sua azione od omissione e l’evento mortale. Questo avviene quando dà direttive o chiede la realizzazione di progetti pericolosi o consente l’inizio dei lavori in situazioni di rischio. C’è responsabilità anche quando il cantiere è gestito dall’appaltante o se la ditta utilizza strutture di supporto e strumenti di proprietà del committente e l’infortunio è determinato dall’inefficienza dell’attrezzatura.
Nel caso specifico la Cassazione rinvia alla Corte d’Appello per chiedergli di chiarire quali di questi obblighi siano venuti meno. Secondo i giudici non c’era, ad esempio, il dovere di nominare un coordinatore per la progettazione, previsto solo in caso di cantieri di grandi dimensioni o di affidamento di lavori a più imprese. Non c’è un obbligo neppure di indicare un direttore dei lavori, essendo una facoltà concessa al committente che vuole sottrarsi agli obblighi di legge.
Per finire la Cassazione esclude anche l’incidenza nel verificarsi dell’evento, di una mancata previsione sulla durata e le fasi dei lavori. Per quello che riguarda l’omesso rispetto dell’articolo 3 della legge 626/94 sulla sicurezza lavoro, nella fase di progettazione dell’opera, la Cassazione specifica che «la norma persegue l’obiettivo di far adottare scelte progettuali più sicure e non può confondersi con l’adozione di misure “speciali” quali la dotazione dei ponteggi di tavole fermapiede e parapetti». A parere dei giudici nulla fa supporre che i proprietari dell’appartamento abbiano interferito nell’organizzazione del cantiere o nell’esecuzione dei lavori. Con una sentenza 14207 del 5 giugno scorso la Cassazione ha affermato la responsabilità del committente, per non aver adottato le misure necessarie a tutelare l’integrità del lavoratore morto, anche se dipendente dell’impresa appaltatrice.

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