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Lavori in casa poco convenienti

L’ex coniuge che ha sostenuto delle spese per riparazioni e miglioramenti nella casa messa a disposizione dai suoceri alla nuova famiglia non ha diritto, dopo la separazione, al rimborso.

Lo ha sancito la Corte d’appello de L’Aquila che, con la sentenza n. 37/2013, ha respinto il ricorso di un uomo che aveva investito 150 mila euro nella mansarda messa a disposizione dai suoceri come casa coniugale.

Il caso. La vicenda riguarda due giovani de L’Aquila, ai quali i suoceri avevano messo a disposizione una mansarda per consentirgli di sposarsi. Lui, nel tempo, aveva speso del denaro per migliorare l’abitazione, ristrutturando parte dell’immobile.

Poi era iniziata una profonda crisi coniugale, sfociata nella separazione. Quindi lui aveva chiesto il rimborso di quanto sostenuto, ma la ragazza e la sua famiglia si erano rifiutati.

A questo punto l’ex si è rivolto al tribunale, ma senza successo. E ora la Corte d’appello ha confermato il verdetto.

Le motivazioni. La Corte territoriale, confermando il verdetto del tribunale, ha, infatti, spiegato che la norma dell’articolo 1150 cc, che attribuisce al possessore, all’atto della restituzione della cosa, il diritto al rimborso delle spese fatte per le riparazioni straordinarie e all’indennità per i miglioramenti recati alla cosa stessa, è di natura eccezionale e non può, dunque, essere applicata in via analogica al detentore; ne consegue che il coniuge, il quale abbia eseguito migliorie nell’abitazione coniugale messa a disposizione dai genitori dell’altro coniuge, in quanto detentore qualificato dell’immobile, non ha diritto, all’esito della separazione legale, al rimborso delle spese non necessarie e urgenti sostenute.

In altri termini, il rapporto intercorso tra le parti deve esse correttamente qualificato in termini di contratto di comodato e precario, con conseguente applicazione dell’art. 1808 cc, in base al quale al comodatario non sono rimborsabili le spese straordinarie non necessarie e urgenti anche se comportino miglioramenti, né sotto il profilo dell’art. 1150 cc, perché egli non è possessore, né sotto quello dell’art. 936 Cc perché non è terzo anche quando agisce oltre i limiti del contratto, né infine sotto quello dell’art. 1592 cc in via di richiamo analogico, perché un’indennità per miglioramenti è negata al locatario, la cui posizione è molto simile a quella del comodatario. Siffatti principi sono stati affermati dalla giurisprudenza di vertice anche in materia di rapporti familiari, escludendo, nel caso in cui un genitore conceda un immobile in comodato per l’abitazione della costituenda famiglia, l’obbligo per il medesimo, all’esito della separazione personale, di rimborsare la spese non necessarie e urgenti sostenute da un coniuge per la migliore sistemazione dell’abitazione coniugale.

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