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Lavori in casa a corto di semplificazioni

In teoria i modelli unici per i lavori in casa sono pronti da giugno in due versioni: la segnalazione certificata di inizio attività (per gli interventi minori) e il permesso di costruire per le nuove costruzioni e gli ampliamenti. Adottati prima con l’intesa Stato–Città-Regioni e poi «rafforzati» e resi obbligatori per legge (Dl 90/2014).
Lo scopo è chiaro: abolire gli 8mila formulari, variegati e personalizzati, per far sì che moduli, documenti e carte da allegare per spostare un tramezzo o per costruire una villetta siano uguali da Torino a Palermo.
Peccato che oggi, a più di tre mesi dall’annuncio, l’unificazione non sia neanche a metà strada: solo quattro Regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Lazio e Marche) hanno iniziato il percorso per recepire i modelli. Nel resto d’Italia i tecnici sono più o meno tutti all’opera, ma tra tavoli di coordinamento, passaggi burocratici e svariati atti regionali e comunali nessuno può dire con certezza quando il lavoro sarà completato. Infatti, anche una volta raggiunto l’accordo con gli enti locali, difficilmente la Regione se la sente di imporre scadenze e lascia alla buona volontà comunale i tempi dell’adeguamento. Complice anche la scarsa chiarezza della legge. In teoria il Dl 90 prevede una scadenza unica per l’entrata in vigore dei modelli unici in tutti i Comuni: «30 giorni» dal termine indicato nell’intesa Stato–Regioni. Peccato però che lì di termini non c’è traccia.
«Il processo di adeguamento sul territorio va accelerato – riconosce Silvia Paparo, a capo dell’unità di semplificazione della Funzione pubblica -, ma la normativa cambia da Regione a Regione e quello che si può fare da una parte con un titolo abilitativo non si può fare da un’altra». E promette: «Noi non molleremo: il nostro obiettivo è arrivare a un’adozione al 100% e lo verificheremo con un monitoraggio costante».
Le prime
A far da apripista per il modello unico per i lavori edili è stato il Piemonte. La prima Scia inviata online risale al 2013 e da allora sono ormai 72.559 le istanze presentate con i modelli unici e in via telematica. Di queste, quasi la metà sono quelle legate alla ricostruzione post terremoto in Emilia Romagna, regione alla quale il Piemonte ha “offerto” il servizio dopo il sisma. Un’esperienza pilota (114 su 1.206 i Comuni aderenti) che è servita anche al tavolo tecnico nazionale. Ora la Regione è di fatto allineata in modo automatico. «Completeremo il lavoro a ottobre con il nuovo modello di permesso di costruire», spiega Livio Dezzani, a capo della Direzione edilizia regionale.
In Emilia Romagna c’è anche una data certa (il 5 gennaio 2015) in cui, volenti o nolenti, tutti i Comuni dovranno accettare i nuovi standard, perché, per legge, i vecchi decadranno. Qui l’allineamento del Comune è addirittura premiato con priorità sui finanziamenti regionali. Il Lazio ha recepito con delibera i modelli ed entro ottobre offrirà ai Comuni una versione adattata, in un portale dedicato. Proprio da oggi anche le Marche forniscono i due modelli e invitano i Comuni ad adottarli.
In arrivo
Farà presto la Puglia, che ha già unificato i modelli nel 2013 e ora deve solo adattarli. A breve potrebbero arrivare Toscana, Veneto, Liguria, Campania e Calabria. Ma anche allora sarà tutto da avviare l’adeguamento dei singoli Comuni. Un aiuto alla diffusione di questa semplificazione arriva dagli architetti. Il Consiglio nazionale ha lanciato la campagna «Adotta il modulo», chiedendo agli iscritti di diffonderne l’utilizzo.
Ma è il punto di partenza a essere diverso: oggi esistono venti leggi regionali sull’edilizia, più un regolamento edilizio per ogni Comune. E il primo tentativo di avviare la semplificazione con un regolamento tipo è fallito: la norma non c’è più nella versione definitiva dello Sblocca-Italia. Una delusione per Ance e professionisti: «È la vera riforma – commenta il presidente degli architetti, Leopoldo Freyrie -, perché rende uguali definizioni e metodi di calcolo e speriamo si possa inserire di nuovo nel decreto». Già, ma se così fosse, anche il regolamento edilizio unico rischierebbe di restare sulla carta per anni.

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