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Lavori impossibili

Altro che federalismo responsabile, altro che avvicinare le decisioni su tasse e spesa pubblica ai cittadini. In Italia, secondo il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, affidare ai governi locali le competenze sulle opere è stato controproducente. Perché tranne che in qualche caso virtuoso non meglio specificato, i risultati dell’operazione sono stati del tutto negativi.

Tanto che la frammentazione di competenze e i ritardi nelle decisioni hanno fatto aumentare a dismisura i costi e dilatato all’infinito i tempi di realizzazione delle infrastrutture grandi e piccole. Come ha detto il numero uno di via Nazionale intervenuto al convegno organizzato alla camera da Italiadecide, «la proliferazione della normativa locale ha determinato differenze significative nelle modalità di aggiudicazione dei contratti in base alla localizzazione della stazione appaltante». Un problema non certo di poco conto, se si considera che le regioni e gli enti locali, sono dati forniti dalla Banca d’Italia, hanno «un ruolo cruciale nell’affidamento delle commesse pubbliche», perché «aggiudicano il 54% degli appalti di lavori pubblici comunicati all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici» Ebbene, governatori, presidenti di provincia e sindaci non hanno prodotto alcun beneficio in termini di risparmi e di accelerazione dei lavori. Anzi, «sebbene dalla normazione locale siano in alcune circostanze scaturiti effetti virtuosi», ha detto Visco, «in molti casi ha prevalso un orientamento anticompetitivo che ha determinato una notevole incertezza per gli operatori, aggravi di spesa per le stazioni appaltanti e minore efficienza». Insomma, sul federalismo dei lavori pubblici andrebbe messa una pesante pietra tombale, anche perché, come dimostra una recente ricerca della Banca d’Italia, in molte regioni le differenze tra norme locali e leggi nazionale ha fatto aumentare di molto i costi. In Sicilia, per esempio, Visco ha segnalato aumenti dei prezzi di aggiudicazione fino al 20 per cento. Mentre nel Nord, in realtà a statuto speciale come il Friuli Venezia Giulia e la Valle d’Aosta, la conseguenza di tanta frammentazione si è tradotta in «cali nella partecipazione alle gare stimati in almeno un terzo dei partecipanti». Quale la soluzione? Un maggiore coordinamento «nel processo di definizione delle regole, in modo da selezionare le pratiche effettivamente migliorative» e il pugno di ferro, cioé «un più efficace controllo sulla normativa emanata da Regioni ed Enti locali per censurarne l’eventuale illegittimità». Parola di Visco.

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