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Lavorazioni a reddito agrario

Devono essere considerate «attività connesse», assorbite dalla tassazione fondiaria, anche le attività di manipolazione e/o trasformazione, dei prodotti agricoli acquistati presso imprese terze, destinate al miglioramento della gamma dei beni offerti dall’impresa agricola o all’incremento della redditività di quest’ultima.

L’Agenzia delle entrate con la circolare 25/E/2014 (§ 2.4) indica le modalità di contrasto e prevenzione dell’evasione anche per il comparto agricolo, invitando gli uffici periferici a eseguire l’attività di controllo «tenendo conto prioritariamente delle imprese che svolgono le cosiddette “attività connesse”».

Il dlgs. 228/2001 (legge sulla modernizzazione del settore agricolo) ha modificato «sostanzialmente» l’articolo 2135 c.c., definendo in modo più puntuale le attività agricole principali e quelle connesse.

La conseguenza è che, dopo la novella, si devono ritenere agricole anche le attività di manipolazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano a oggetto prodotti ottenuti «prevalentemente dal fondo» o dall’allevamento di animali.

La «prevalenza» è stabilita in termini quantitativi, come confermato nel documento di prassi del 2004 delle Entrate (circ. 44/E/2004), mentre, ai fini tributari, il comma 6, dell’art. 2, della legge 350/2003 (Finanziaria 2004) ha modificato l’articolo 32, dpr 917/1986, con particolare riferimento alle «attività connesse», stabilendo che le attività di cui al comma 3, dell’articolo 2135 c.c. (le connesse, appunto) con riferimento ai beni individuati da un apposito decreto interministeriale (Mef e Mipaaf), rientrano nel reddito agrario e, di conseguenza, devono essere tassate su base fondiaria.

Il concetto espresso dal comma 3, dell’art. 2135 c.c. è di fondamentale importanza al fine di comprendere chiaramente che il «produttore agricolo», ovvero colui che esercita le attività di produzione di beni agricoli, può essere anche colui che, al fianco di un’attività (principale) di coltivazione del fondo, di allevamento di animali o di selvicoltura, esegue un’attività di trasformazione (per esempio, l’uva in vino) o di semplice manipolazione (pulitura del radicchio, cottura delle bietole e quant’altro) di prodotti del medesimo comparto, nel rispetto del principio della «prevalenza».

Peraltro, è la stessa Agenzia delle entrate (circ. 44/E/2002) che ha precisato che gli «acquisti» di prodotti agricoli «presso terzi» sono ammessi se effettuati da imprenditori agricoli «al fine di migliorare la qualità del prodotto finale e aumentare la redditività complessiva dell’impresa agricola», con la conseguenza che, solo in passato (prima delle modifiche indicate), il miglioramento quantitativo del prodotto finale era considerato un carattere necessario per ricondurre i redditi derivanti dall’attività «agricola connessa» al regime dei redditi agrari, di cui alla lettera c), comma 2, dell’art. 32 del Tuir.

È la stessa Agenzia delle entrate (circ. 44/E/2004) che ammette, ai fini della tassazione fondiaria del reddito conseguito, la possibilità di eseguire acquisti, nel rispetto della prevalenza dei prodotti «propri» rispetto a quelli acquistati «da terzi», al fine di aumentare la quantità del prodotto trattato senza che intervenga, a seguito dell’immissione nel processo produttivo dei prodotti di terzi, una variazione significativa nella qualità del prodotto.

Inoltre, le Entrate ammettono che si possono eseguire acquisti di prodotti agricoli presso imprese terze per «un miglioramento della gamma di beni complessivamente offerti dall’impresa agricola», vale a dire beni della stessa tipologia di quelli propri.

Con riferimento, poi, alla verifica della sussistenza del requisito della «prevalenza», nei documenti di prassi richiamati, è stato confermato il cosiddetto «criterio quantitativo», basato su un confronto della quantità prodotta in proprio, che deve necessariamente risultare di entità superiore alla quantità di beni acquistati da terzi. Nel caso di acquisti effettuati per il miglioramento della gamma «non omogenei» (per esempio, pesche e fragole, rose e orchidee e quant’altro), le Entrate hanno precisato, correttamente, che in tal caso, non potendo fare un raffronto per la diversa tipologia, la prevalenza deve essere verificata tenendo conto del «valore normale» dei prodotti propri, rispetto al «costo di acquisto» dei prodotti acquistati da terzi.

Le Entrate (circ. 44/E/2004 § 2) affermano inequivocabilmente che «nei redditi agrari (art. 32 del Tuir) e forfetizzati (art. 56-bis del Tuir) possono rientrare anche i redditi prodotti da attività agricole connesse di manipolazione e trasformazione, realizzate utilizzando prodotti acquistati da terzi al fine di ottenere anche un mero aumento quantitativo della produzione e un più efficiente sfruttamento della struttura produttiva; si pensi, per esempio (…), per le attività di manipolazione, al produttore di radicchio che acquista radicchio da terzi e, dopo la pulitura e il confezionamento, lo rivende insieme al proprio».

Inoltre, come ben indicato dall’Agenzia delle entrate (circ. 44/E/2004 § 2) «qualora non fosse soddisfatta la condizione di prevalenza, occorrerà distinguere il caso in cui l’attività connessa abbia a oggetto beni che rientrano fra quelli elencati nel decreto ministeriale dal caso in cui riguardi beni diversi da questi ultimi». L’Agenzia delle entrate, infatti, ritiene che nella prima ipotesi operi la cosiddetta «franchigia» e, quindi, siano da qualificarsi come redditi agrari, ai sensi dell’articolo 32, i redditi rivenienti dall’attività di trasformazione (e si aggiunge, o di manipolazione) dei prodotti agricoli nei limiti del doppio delle quantità prodotte in proprio dall’imprenditore agricolo (o, nel caso di acquisti per il miglioramento della gamma, nei limiti del doppio del valore normale delle medesime); i redditi ottenuti dalla trasformazione (o manipolazione) delle quantità eccedenti, saranno da determinarsi ai sensi dell’articolo 56 del Tuir». Concludendo, se l’impresa agricola «manipola», anche eseguendo semplicemente una minima attività manuale (vedi il caso della pulitura del radicchio indicato nel documento di prassi), i prodotti acquistati da terzi «nel rispetto della prevalenza» quantitativa, il reddito prodotto anche dalla commercializzazione dei prodotti di terzi (manipolati e/o trasformati) resta, senza ombra di dubbi, assorbito dal reddito agrario.

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