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Lavoratore autonomo a rischio reddito fittizio

Reddito imponibile fittizio in capo al lavoratore autonomo. Questo l’effetto dell’assimilazione dei rimborsi spese ai compensi e della relativa deducibilità parziale. Effetto, in contrasto con il principio costituzionale della capacità contributiva. Questa la conclusione raggiunta dall’Istituto di ricerca dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Irdcec) che, con la circolare 37/IR dello scorso 9 gennaio, ha analizzato la disciplina dei rimborsi spese e delle spese anticipate nella determinazione del reddito dei lavoratori autonomi.

Gli autori evidenziano come l’Agenzia delle entrate (ris. n. 69/E/2003) abbia da tempo inserito nella nozione di compenso, le somme corrisposte a titolo di rimborso delle spese inerenti alla produzione del reddito di lavoro autonomo, stante l’ampio perimetro tracciato dal dall’art. 51, comma 1, dpr 917/1986.

Per quest’ultimo, infatti, sono da qualificare compensi «tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta (_) in relazione al rapporto di lavoro». In seguito, il legislatore (art. 36, lettera a, n. 2, comma 29, dl 223/2006), modificando il comma 5, dell’art. 54 del Tuir, ha disposto l’integrale deduzione delle spese riguardanti le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande «se sostenute dal committente per conto del professionista e da questi addebitate in fattura». Tale indicazione ha comportato l’applicazione di una complessa procedura, finalizzata all’ottenimento della deducibilità delle spese prepagate (Agenzia delle entrate, circ. n. 28/E/2006), con la quale il fornitore emette la fattura a carico del committente, il committente comunica al professionista l’ammontare della spesa, il professionista emette fattura nei confronti del committente e quest’ultimo spesa la prestazione e le spese sostenute per conto del professionista. Peraltro, gli autori danno atto che, a sanare questa stortura ed evitare tale complessa procedura, il legislatore ha previsto, all’interno del disegno di legge sulle semplificazioni, presentato al Senato il 23 luglio 2013, la modifica del secondo periodo, del comma 5, dell’art. 54 del Tuir che, di fatto, abroga l’attuale disposizione prevedendo che «le prestazioni alberghiere e di somministrazioni alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista». Il documento evidenzia, inoltre, la possibile lesione di un diritto costituzionale, quello inerente alla capacità contributiva, giacché l’assimilazione dei rimborsi spese ai compensi non fa venire meno il regime eventuale di deducibilità parziale delle stesse spese (Agenzia delle entrate, circ. n. 58/E/2001) con la conseguenza che il lavoratore autonomo si vede tassare un reddito meramente virtuale, per non dire fittizio. Di conseguenza, per gli autori, l’interpretazione corretta e maggiormente conforme al dettato costituzionale, dovrebbe essere quella per la quale, in totale simmetria, le spese documentate dovrebbero ritenersi indeducibili e i rimborsi analitici non imponibili. Di fatto, le spese analiticamente rimborsate non devono essere qualificate come spese sostenute dal professionista, giacché restano a totale carico del committente, con la conseguenza che non si dovrebbe tenerne conto in sede di determinazione del reddito da lavoro autonomo, stante il fatto che l’art. 54, il comma 1, del Tuir, prevede la deducibilità delle spese rimaste a carico (sostenute) del lavoratore autonomo. Tutto ciò perché il rimborso delle spese non si configura come una remunerazione del lavoro prestato e non deve, pertanto, concorrere alla formazione del reddito. In presenza di attività di natura occasionale a titolo gratuito, l’Agenzia delle entrate, ha ritenuto possibile la disapplicazione della ritenuta alla fonte, di cui all’art. 25, dpr 600/1973, sui rimborsi delle spese di viaggio e soggiorno, nel caso in cui le dette spese siano funzionali per lo svolgimento della prestazione, in presenza di documenti certificativi; per le spese parzialmente deducibili, rimborsate a fronte di una prestazione gratuita eseguita da un lavoratore autonomo, però, si pone il rischio dell’assoggettamento alla ritenuta, per effetto del diverso inquadramento. Infine, il documento ricorda che la modifica attesa e indicata sulle spese prepagate permetterà di evitare il riaddebito in fattura delle spese sostenute dal committente, lo scarico da parte di quest’ultimo ed eviterà il rischio di considerare il costo deducibile dal proprio reddito per i lavoratori autonomi.

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