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L’avanzata dei privati in attesa dell’Ice 2

di Micaela Cappellini

L'Ice è stato soppresso a luglio. Un nuovo Ice dovrebbe rinascere, molto più snello, all'interno del tanto atteso pacchetto del Governo per la crescita. Nel mezzo ci sono tre mesi di stallo. E probabilmente qualche altro mese passerà prima che l'Ice 2 vada pienamente a regime: la riforma della francese Ubifrance ci ha messo quasi un anno e mezzo a diventare operativa.

Qualcuno però, nel frattempo, questo vuoto ha cercato di riempirlo. Dalle associazioni degli imprenditori alle Camere di Commercio, dalle banche alle società di consulenza: nello smarrimento del pubblico, si sono mossi i privati. La posta in gioco del resto è interessante. Ad oggi sono oltre 200mila le imprese italiane che vendono all'estero, ma il loro numero è potenzialmente più ampio: 500mila, dicono gli esperti. Guidate da un'unica certezza: l'export è pressoché l'unica voce in grado di alimentare la crescita economica nel nostro Paese.

Giusto la settimana scorsa Confindustria Balcani ha annunciato che offrirà servizi di consulenza alle imprese che sbarcano sulla costa orientale dell'Adriatico. Gli stessi vertici della Confindustria nazionale stanno lavorando alla definizione di un vecchio progetto, pensato alla fine del 2010. "Stil Novo": un format di punto vendita all'estero per accogliere una selezione di marchi del made in Italy formato Pmi. Promos, agenzia – ormai rodata – per l'internazionalizzione della Camera di Commercio di Milano ha ammesso di aver rafforzato in questi mesi le attività sul territorio, causa aumento della domanda delle imprese non più soddisfatta attraverso il canale della vecchia Ice.

Proprio ispirandosi al modello di Promos si è mossa anche Unindustria, l'unione degli industriali di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo, che a fine settembre ha varato la nascita della sua Agenzia per l'internazionalizzazione. Operativa da gennaio 2012, vuole far crescere all'estero le Pmi di un territorio, il Lazio, che a oggi è la sesta regione italiana per export. «L'Ice era statale e spesso dispersiva, noi conosciamo molto meglio le imprese del territorio e ciò di cui hanno bisogno», ha detto Aurelio Regina, presidente di Unindustria e ora anche dell'Agenzia.

«È vero, i privati si stanno muovendo», conferma Stefano Burani, responsabile del Servizio Internazionalizzazione Imprese di Intesa Sanpaolo, un'unità ad hoc per fare consulenza alle imprese proiettate sull'estero. Ma aggiunge: «Nessuno in Italia può sostituire appieno l'Ice. Nemmeno le banche, che fra tutti gli attori privati sono quelle con le spalle più larghe: l'Ice all'estero aveva un numero ineguagliabile di professionisti specializzati e, in quanto ente pubblico, aveva prezzi sussidiati». Ai clienti, però, Intesa offre questi servizi gratuitamente. «Il nostro ritorno? È in fidelizzazione del cliente», assicura Burani.

Anche UniCredit da tre anni offre servizi omologhi, altrettanto gratuiti: «L'interesse delle aziende per questi pacchetti è aumentato negli ultimi mesi – spiega Omar Collavizza, responsabile Imprese Italia di UniCredit –. Nel supporto all'internazionalizzazione di spazio ce n'è tanto: noi cerchiamo di fare la nostra parte, ma non abbiamo l'obiettivo di fare tutto da soli. Cerchiamo partner: tra le Camere di Commercio, le associazioni territoriali, quelle di categoria, le regioni».

«Con l'Ice attualmente soppresso, si aprono nuove prospettive per i professionisti della consulenza – dice Marco Beltrami, presidente di Apco, l'associazione dei consulenti di direzione e organizzazione) –. Decadono piattaforme di servizi standard, sicuramente validi, ma molto generici, e si crea spazio per servizi consulenziali su misura della singola Pmi, che la accompagnino per mano nei mercati esteri».

Tra i primi ad approfittarne c'è la Comark di Massimo Lentsch, che con la formula del temporary management segue i progetti di internazionalizzione di circa 500 clienti: «Le istituzioni offrono seminari e organizzano fiere all'estero – dice – ma le imprese vogliono un elenco di partner sicuri a cui vendere. Eppoi l'Ice puntava tutto sulla presenza diretta sui mercati esteri, mentre quello che conta è essere qui, dentro l'azienda che vuole investire. Noi dai nostri clienti trascorriamo un giorno alla settimana: solo così riusciamo a capire cosa effettivamente va bene per loro».

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