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L’autoriciclaggio non si estende

Solo chi ricicla per sé compie autoriciclaggio. Chi invece aiuta a reinvestire i soldi sporchi continua a rispondere del più grave reato di riciclaggio. E ciò perché il reato ex articolo 648 ter.1 del codice penale è stato introdotto per adeguarsi agli obblighi internazionali che gravano sull’Italia colmando così una lacuna dell’ordinamento: prima del 2015 le condotte di autoriciclaggio non costituivano reato; non si capisce perché, dunque, l’incriminazione sopravvenuta dovrebbe incidere sulla rilevanza delle condotte di riciclaggio poste in essere dal facilitatore, sia quanto al titolo sia quanto alla conseguente sanzione. È quanto emerge dalla sentenza 17235/18, pubblicata il 18 aprile dalla seconda sezione penale della Cassazione.Niente da fare dunque per il professionista che grazie allo scudo fiscale e una girandola di società ha aiutato il detentore di una megatangente a far tornare i soldi in Italia e a comprarvi immobili nella Capitale. Non riesce il tentativo della difesa di far riqualificare l’accusa di riciclaggio nel nuovo delitto di autoriciclaggio a titolo di concorso e ottenere (almeno) la prescrizione. È vero: le possibili ipotesi di concorso di persone nell’autoriciclaggio rappresentano «un ginepraio». Ma la strada che deve seguire il giudice per uscirne è tracciata: il delitto è stato introdotto per punire condotte che prima erano irrilevanti dal punto di vista penale e il legislatore ha ritenuto di individuare i reati-presupposto nei soli delitti non colposi. Il risultato è che chi pone in essere la condotta tipica di autoriciclaggio o aiuta a ripulire i soldi sporchi continua a rispondere del reato di riciclaggio. Chi agevola, dunque, è punito più gravemente di quanto non avverrebbe in applicazione delle norme sul concorso del reato. Ma la diversificazione dei titoli di reato non deve sorprendere. Il fatto che per l’autoriciclaggio siano previsti limiti edittali meno severi rispetto al riciclaggio si spiega con due considerazioni: da una parte c’è il minor disvalore della condotta incriminata da parte di chi ha «guadagnato» i soldi sporchi e li ricicla in attività legali, dall’altra la necessità di attenuare almeno in parte le possibili conseguenze del cumulo materiale fra il delitto presupposto e l’autoriciclaggio.

Dario Ferrara

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