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L’auto soffre: da Gkn a Timken E le multinazionali licenziano

Diecimila persone nel centro storico di Firenze. Operai, quadri, sindaci, il presidente della Toscana Eugenio Giani, rappresentanti della cultura e dello sport, sindacalisti, associazioni e tanti normali cittadini. «L’Italia siamo noi», gridavano i manifestanti in una delle piazze più rappresentative delle lotte operaie. Perché in piazza Santa Croce, davanti alla statua di Dante, ieri mattina, non c’erano solo i 422 lavoratori della Gkn Driveline di Campi Bisenzio licenziati via mail una settimana fa (4 dirigenti, 16 quadri, 67 impiegati e 335 operai) nello sciopero generale territoriale proclamato da Cgil, Cisl e Uil, ma delegazioni da tutta Italia degli stabilimenti di Stellantis e Cnh, della Gkn di Brunico (Bolzano) e di altre aziende metalmeccaniche. La richiesta è lo stop ai licenziamenti e un intervento deciso del governo.

Dopo il primo tavolo aperto dalla viceministra dello Sviluppo economico Alessandra Todde la settimana scorsa si attende un nuovo incontro entro fine luglio. Però proprio mentre Firenze manifestava, è arrivata la comunicazione di un’altra azienda che licenzia: la Timken di Villa Carcina, nel bresciano. Ieri mattina la multinazionale statunitense, che produce cuscinetti a rulli conici per il mercato fuoristrada e ferroviario e ha 17 mila dipendenti, ha comunicato ai 110 dipendenti la chiusura definitiva dello stabilimento bresciano comprato nel 1996. «Cambiamento necessario per ottimizzare le attività e riorganizzare l’assetto dell’azienda» è stato spiegato. La promessa, fa sapere Timken, è di «trovare la migliore soluzione per gestire questo cambiamento».

Ma l’ennesimo annuncio di licenziamenti a pochi giorni dallo sblocco e nonostante le 13 settimane di cassa Covid garantite dal governo, spaventa i sindacati. «È la terza multinazionale dell’automotive che chiude senza neanche l’utilizzo degli ammortizzatori sociali», avverte la leader Fiom Francesca Re David che ribadisce come «l’auto è quella più impattata dalla transizione». Perciò Fiom torna a chiedere al governo un tavolo di settore. La viceministra Todde convocherà Timken e le parti sociali al Mise, ma nel frattempo i metalmeccanici annunciano mobilitazioni con uno sciopero di 2 ore il 22 luglio e assemblee in tutta Italia.

Intanto il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha inviato ai presidenti delle territoriali una lettera per fare il punto su lavoro e ammortizzatori, anche in vista della riforma in arrivo. Bonomi ribadisce la necessità di un ammortizzatore universale e di una collaborazione tra centri per l’impiego pubblici e agenzie private. Tornando agli scioperi, sempre il 22 luglio si fermeranno per 8 ore degli operai Whirlpool con manifestazione a Roma. E anche il leader Cgil Maurizio Landini pensa «di chiamare se necessario i lavoratori alla mobilitazione», perché il Pnrr «è un’occasione irripetibile per il Paese ma anche per il lavoro, il tipo di riforme che si fanno sono quelle che determinano ciò che sarà il Paese tra 10-15 anni».

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