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L’auto Fca corre più veloce dell’Europa

Dopo sei anni di calo, nel 2014 il mercato europeo dell’automobile farà registrare il segno più. Previsioni che gli analisti fondano sui dati delle vendite di ottobre resi noti ieri: nel vecchio continente le immatricolazioni salgono del 6,2 per cento superando gli 11 milioni.
Salgono tutti i grandi mercati con l’eccezione della Francia. Segno certamente che dopo un lungo periodo di crisi la necessità di sostituire un parco circolante sempre più vecchio spinge i costruttori a una politica commerciale più aggressiva. A questo trend generale si sommano ragioni particolari legate alle scelte dei singoli paesi. Il più 26 per cento registrato in Spagna, ad esempio, è legato alla fine del piano di incentivi pubblici che scadeva il 31 ottobre. Nel vecchio continente i marchi Fca fanno meglio del mercato, salgono dell’8,4 per cento e complessivamente rappresentano il 5,9 delle immatricolazioni. Particolarmente venduti i modelli della famiglia 500 (che ormai rappresentano da soli quasi la metà del marchio Fiat) e quelli della Jeep, da tempo con percentuali di crescita a due cifre e oltre le 30 mila consegne in Europa nei primi dieci mesi del 2014.
Il gruppo controllato dagli Agnelli beneficia dell’ottima performance registrata in ottobre in Italia dove continua a vendere circa il 50 per cento di tutte auto immatricolate in Europa. I dati fanno salire la quotazione in Borsa ma non spengono la polemica di Diego Della Valle che anche ieri ha attaccato Sergio Marchionne: «Di automobili non capisce nulla, altrimenti ne avrebbe fatta qualcuna», ha detto il patron di Tod’s intervenendo al salotto di Bruno Vespa.
Le previsioni dell’ufficio studi di Anfia parlano di un 2014 che chiuderà intorno ai 13 milioni di vetture consegnate in Europa, non molto al di sotto dei 16 milioni previsti per gli Usa. Quelli che fino a un decennio fa erano i due principali mercati mondiali oggi devono essere sommati per raggiungere il livello dell’Asia dove si vende il 45 per cento del totale delle auto immatricolate nel mondo. Dei cinque principali mercati europei, quello italiano che all’inizio della crisi, nel 2007, era secondo dietro quello tedesco, è oggi diventato quarto, scavalcato sia da quello inglese sia da quello francese.
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