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L’auto di lusso spia

di Debora Alberici  

Redditometro a tutto campo. È legittimo l'accertamento induttivo a carico dell'imprenditore basato su un'auto di grossa cilindrata, anche se questa è strumentale all'attività dell'azienda. A dare ragione piena al fisco è stata la sezione tributaria della Corte di cassazione che, con la sentenza numero 9549 del 29/4/2011, ha ribaltato la decisione della Ctr della Lombardia la quale, intervenendo sul caso di un agente di commercio aveva annullato l'accertamento induttivo spiccato dall'ufficio delle imposte sulla base del possesso, da parte del contribuente, di un'auto di grossa cilindrata. In particolare la sezione tributaria ha ricordato che «in tema di accertamento dei redditi, ai sensi dell'art. 2 del dpr n. 600/73 costituisce un elemento indicativo di capacità contributiva, tra gli altri, la disponibilità, in Italia o all'estero, di autoveicoli». Il possesso del bene in questione, come degli altri previsti dalla norma, costituisce, pertanto, una presunzione legale di capacità contributiva, ai sensi dell'art. 2720 c.c., atteso che è la legge stessa a ricollegare al fatto certo di tale disponibilità l'esistenza di una capacità contributiva.

Da ciò deriva che il giudice tributario, una volta accertata l'effettività fattuale degli specifici elementi rilevatori di capacità contributiva, non può privare tali elementi della capacità presuntiva che la legge ha inteso annettere alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova che il contribuente offra in ordine alla provenienza non reddituale delle somme necessarie per mantenere il possesso dei beni indicati dalla norma. E ciò in quanto tali somme – per qualsiasi ragione – non imponibili, o siano già sottoposte ad imposta, o – ancora – siano, in tutto o in parte, esenti da tassazione.

In poche parole usare per l'attività lavorativa, in questo caso si trattava di un agente di commercio, un'auto di grossa cilindrata, è una presunzione di reddito, e sta al piccolo imprenditore dimostrare da dove provengono i soldi per mantenere l'automobile. In fondo alle motivazioni i giudici hanno inoltre fatto delle interessanti precisazioni circa la deducibilità dei costi della macchina aziendale. In sostanza secondo Piazza Cavour «per la deducibilità delle spese relative a beni strumentali, ai fini delle imposte sui redditi, è necessaria – a differenza di quanto è previsto per l'Iva, dagli artt. 19 e ss. del dpr n. 633/72 – l'annotazione del registro dei beni ammortizzabili, prescritta dall'art. 16 del dpr n. 600/73, in difetto della quale non può farsi luogo, pertanto, alla deducibilità dei relativi costi ai fini Irpef e Ilor». La conclusione raggiunta dai giudici di legittimità è perfettamente in linea con le richieste dalla Procura generale della Suprema corte che, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 6 febbraio 2011, ha chiesto l'accoglimento del ricorso dell'Agenzia delle entrate. Ora la vicenda si è chiusa definitivamente con la vittoria del fisco. Infatti la Cassazione ha deciso nel merito respingendo l'opposizione all'accertamento del contribuente.

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