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L’austerity di Intesa, ma c’è il dividendo

di Stefania Tamburello

ROMA — Qualche operatore lo dice apertamente, ma non ce n'è bisogno: la tempestosa giornata dei mercati riproduce gli umori di quella della politica che tra incertezze e sussulti scandisce i destini del governo di Silvio Berlusconi. E non è un caso che il momento più drammatico per l'Italia sulle piazze finanziarie — coi rendimenti dei Btp decennali che schizzano a quota 6,77% e lo spread con i Bund tedeschi di uguale durata che travolge tutti i record sfiorando la soglia dei 500 punti — avvenga nella fase di massima confusione sulle reali intenzioni del premier. «Si dimetterà o no?», è l'interrogativo che prevale a Roma in quei momenti di imbizzarimento delle quotazioni dei titoli pubblici, prima della nota del Quirinale che apre la strada ad un nuovo scenario politico. I mercati europei sono però già chiusi e bisognerà aspettare oggi per sapere se le prospettive di un cambiamento porteranno più tranquillità tra gli investitori. Un primo segnale intanto arriva dagli Usa, dove Wall Street, partita in ribasso, ha virato in positivo alla notizia delle prossime dimissioni di Berlusconi.
La situazione dell'Italia, comunque, resta più che mai al centro delle preoccupazioni europee. Dalla Ue arrivano nuove richieste di misure economiche mentre a Roma giungono gli osservatori della Commissione di Bruxelles e della Bce per «monitorare» lo stato di avanzamento dell'azione di riequilibrio dei conti pubblici, di riduzione del debito e di attuazione delle riforme per la crescita. A guidare gli uomini della Banca centrale europea è Hans-Joachim Klockers, numero due dell'importante direzione di Analisi economica di Eurotower che già da oggi inizierà il programma di incontri, a cominciare dal ministero dell'Economia e dalla Banca d'Italia, nella sua veste di «osservatore», visto il carattere di semplice monitoraggio della missione. Al di fuori, cioè di ogni programma di assistenza finanziaria internazionale come è il caso di Grecia, Irlanda e Portogallo. Gli occhi ora sono però tutti puntati sulla reazione dei mercati. Ieri è stata una giornata drammatica per i titoli pubblici italiani. Già sotto pressione in avvio di contrattazione, hanno ondeggiato per tutta la giornata abbattendo il muro dei 500 punti di spread in serata prima di ripiegare su un valore di poco inferiore, 497 punti base. Il rendimento dei decennali ha toccato il 6,77% pericolosamente vicino a quel 7% che viene considerato il punto di non ritorno, quello da cui è difficile rientrare senza ingenti danni. In realtà la cosa è tutta da dimostrare, anche perché dipende non solo dal livello del rendimento ma anche dalla struttura del debito che in Italia è distribuito su titoli che hanno una vita lunga, sui quali quindi c'è più margine per recuperare ed evitare gli effetti più dannosi. Sempre che ovviamente la situazione migliori, le tensioni diminuiscano e i rendimenti ritornino su livelli compatibili con l'alto stock di titoli emessi dal Paese. A far balzare all'insù le quotazioni ieri, sono state assieme alle vicende politiche, anche le voci, peraltro subito smentite, su un possibile intervento di Clearnet, l'organizzazione che regola gli scambi dei titoli, per aumentare i margini di garanzia sui Btp. E quindi anche gli oneri per gli acquirenti dei Buoni italiani. Ieri è invece rimasta fuori dalla tempesta Piazza Affari che ha chiuso con un guadagno dello 0,74%. In positivo anche le altre borse europee con Parigi che avanza dell'1,28%, Londra dell'1,03% e Francoforte dello 0,55%.
 

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