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L’aumento Mps da 3 miliardi va in cda Garanzia totale dal maxi consorzio

Mps non aspetta la sua fondazione e abbraccia la ricapitalizzazione, medicina amara ma che i banchieri senesi preferiscono prendere subito e in quantità. Stamani alle 9 il cda si riunirà «per discutere e deliberare, tra l’altro, in merito ad operazioni sul capitale della Banca». A quanto si apprende, nel consiglio di nove membri ci sono già i numeri per far passare l’operazione, imposta dalla Commissione europea per rimborsare l’anno prossimo buona parte dei4,07 miliardi di Monti bond. L’ok da Bruxelles, ormai scontato, dovrebbe giungere domani, e tutta l’operazione vi sarà subordinata. Lo schema che sarà discusso nel cda si attesterà sull’aumento da 3 miliardi – il massimo preventivato, per evitare che il Tesoro a luglio si trovi azionista incassando in quote le cedola 2013 del prestito – che un nutrito consorzio bancario garantirà per intero.È una notizia non scontata, specie fino a poche settimana fa. Tuttavia Ubs, advisor del Monte, ha saputo approfittare della fase di mercato favorevole e del repulisti in corso a Siena (nei bilanci e nell’azionariato) e aggregare una decina di banche garanti, e più potenziali sottoscrittori. Insieme alla banca di Sergio Ermotti e Andrea Orcel, vecchi conoscenti del presidente di Mps AlessandroProfumo, saranno global coordinator Goldman Sachs, Citigroup, Mediobanca, e li affiancheranno come bookrunner Socgen, Merrill Lynch, Morgan Stanley, Barclays, Commerzbank, Jp Morgan. Potrebbero aggiungersi istituti minori, ma non Credit Suisse – primo creditore di fondazione Mps – né i “big” nostrani Unicredit e Intesa Sanpaolo, timorosi che il (possibile) accollo di azioniMps possa venire scambiato per un segnale di volontà acquisitiva. Il cda convocherà infine l’assemblea, con i canonici 30 giorni di anticipo: si va quindi a fine dicembre, per portare il prospetto dell’operazione in Consob i primi di gennaio, avviare l’aumento dopo metà mese e chiuderlo il 20 febbraio. L’aumento Mps è operazione ambiziosa: i 3 miliardi eccedono di un terzo la capitalizzazione di ieri e la banca dopo perdite miliardarie non ha ristrutturato appieno redditività e libro crediti. Per questo si stima di offrire le azioni con uno sconto alto e diluitivo, attorno al 40%. La stima del consorzio, rilanciata da Equita sim, comporterebbe un prezzo d’emissione di 0,015-0,017 euro, che sarebbe “normalizzato” previo raggruppamento 100:1 delle azioni. Su questi calcoli la Borsa ha iniziato la discesa: -7,52% ieri a 0,195 euro. Il grafico inquieta la fondazione Mps, che ha il 33,4% in carico a 0,24 euro ed è costretta a cederne almeno unterzo per ripagare 350 milioni di debiti. Il presidente Antonella Mansi ha già detto che l’aumento a gennaio è «estremamente penalizzante», poiché costringe a cercare in fretta compratori a sconto. Una deputazione dell’ente è in agenda per fare il punto e cercare di procedere nei negoziati mediati dall’advisor Lazard.

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