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L’aumento Iva è inevitabile

Aumenti Iva inevitabili se non si tagliano le spese fiscali. Ma per dare corso alle riduzioni di aliquote già previste (Ires) o annunciate (Irpef) è necessario anche un riassetto della base imponibile, «redistribuendone la collocazione tra l’aliquota ordinaria e quelle agevolate». Viceversa, qualsiasi intervento su Irpef, Irap o altre imposte risulterebbe «limitato e parziale, lontano da ogni soluzione di riforma strutturale». A evidenziarlo è la Corte dei conti, nel rapporto sulla finanza pubblica per il 2016 (si veda ItaliaOggi del 23 marzo scorso).

Le clausole di salvaguardia previste nella legge di Stabilità 2016 costeranno in media 414 euro per famiglia nel 2017. Un rincaro che salirà a 508 euro per nucleo nel 2018, con una spinta inflazionistica sui prezzi al consumo pari all’1,72%. Vista così la misura somiglia molto una vera e propria tagliola sull’economia italiana. Ma non tutti i mali potrebbero venire per nuocere. L’applicazione della clausola di salvaguardia, se accompagnata dalla riduzione del perimetro applicativo delle aliquote ridotte e dal recupero di un po’ di evasione, sarebbe infatti meno distorsiva che non altre forme di prelievo.

Tax expenditures fuori controllo. La magistratura contabile ha puntato il dito sulla continua crescita delle tax expenditures, passate dalle 720 voci del 2011 (con un costo per l’erario di 254 miliardi di euro sottratti a tassazione) alle 799 del 2016 (per un valore di 313 miliardi). Dati che fanno dell’Italia il secondo paese al mondo per erosione della base imponibile. E che comportano «una significativa riduzione dell’area di azione e dei margini di manovra della politica fiscale», evidenzia la Corte, poiché «stendendo sul sistema di prelievo standard un reticolo di eccezioni, si finisce per comprometterne non solo le potenzialità di gettito ma anche l’efficacia redistributiva».

Agevolazioni e tax gap relegano l’Italia all’ultimo posto nella Ue per gettito Iva, mentre l’Irpef colpisce reddito da lavoro, pensione e impresa in maniera più pesante rispetto all’Europa. La riforma dell’imposta personale, peraltro attesa a una riduzione già annunciata dal governo entro il 2018, «potrebbe risultare difficoltosa». Nell’Irpef si concentrano infatti 176 voci di esenzione, detrazione o deduzione, con un peso specifico di 105 miliardi di euro, vale a dire quasi il 40% dell’imponibile complessivamente eroso. Un meccanismo ritenuto fortemente «distorto» dalla Corte conti, soprattutto a causa di alcuni regimi sostitutivi che «configurano una sorta di eccezione alla progressività dell’imposta»: dalla tassazione sostitutiva su interessi e rendite finanziarie al metodo catastale per terreni e fabbricati, senza dimenticare i forfait per le piccole partite Iva, la cedolare secca sugli affitti o la rivalutazione di quote e terreni.

Un vero e proprio fenomeno di «fuga dall’Irpef» che, aggiungono i magistrati contabili, «è aumentato di pari passo con la crescita del prelievo complessivo, configurandosi come una sorta di «scorciatoia» – perseguita da questa o quella categoria – rispetto alle difficoltà e ai ritardi di una riforma tributaria intonata alla riduzione della pressione fiscale». La stima dell’imponibile dichiarato ma non tassato ammonta a 100 miliardi di euro, circa il 15% del reddito assoggettato a Irpef. Se non si modificano le regole del gioco, quindi, la sola riduzione delle aliquote progressive potrebbe accentuare tali diseguaglianze. Un ampliamento della base imponibile Irpef, invece, «renderebbe naturale riassorbirvi molte di tali misure». Così come l’allargamento degli imponibili Iva, ritenuto «fra i meno distorsivi quanto a impatto sull’economia» e «giustificato dalla posizione di fanalino di coda che il nostro paese occupa nella graduatoria europea sul rendimento dell’imposta».

Completa la ricetta fiscale della Corte un «riordino delle spese fiscali», anche solo «limitato», tale da «assicurare risorse significative all’erario e correggere gli aspetti più negativi che ampie aree di erosione determinano sulla distribuzione dell’onere del prelievo».

Tassazione locale. Da ultimo, il rapporto esamina l’andamento della tassazione locale. Ambito in cui recentemente il governo ha previsto misure di sollievo per cittadini e imprese (eliminazione Tasi su prima casa, Imu imbullonati, Irap agricola ecc.), vietando alle autonomie locali di recuperare il gettito sotto altre forme. Lo scenario da evitare, chiude la Corte, è quello in cui «alla scadenza del periodo di moratoria, possano divenire operanti aumenti impositivi da parte degli enti decentrati, sia sul versante patrimoniale (Imu su altri immobili), sia su quello reddituale (addizionali Irpef), sia su quello Irap». Un trend che rende «inevitabile un ridisegno complessivo del sistema di finanziamento degli enti decentrati».

Valerio Stroppa

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