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L’aumento Iva cancella gli sconti fiscali

Partiamo dalla fine, cioè dalla morale della storia fiscale raccontata dalla legge di stabilità: nei prossimi mesi bisognerà lavorare a fondo e trovare il modo di allontanare ancora una volta l’aumento dell’Iva, altrimenti il risultato combinato del pacchetto di misure contenuto nel disegno di legge approvato martedì notte dal Governo sarà negativo per tutti: a prescindere dalla composizione del nucleo famigliare, dai livelli di reddito e dalle spese che si potranno ancora portare in deduzione o detrazione.
Il grafico qui a fianco fa i conti in tasca a quattro nuclei famigliari, con caratteristiche diversissime fra di loro, ma il risultato è sempre lo stesso: nel 2013, dal momento che l’aumento dell’Iva dal 10 all’11% e dal 21 al 22% è in calendario dal 1° luglio e quindi agirà solo per sei mesi, gli sconti determinati dal taglio di un punto delle prime due aliquote dell’Irpef riescono ancora ad avere la meglio: a regime, però, con la nuova Iva in vigore per un anno intero, il risultato è sempre negativo, e tutti i profili considerati saranno costretti a dedicare alle imposte più soldi rispetto al 2012.
I calcoli sono stati condotti su cinque profili, modulando in base al reddito la spesa mensile indicata dall’Istat per il 2011 (e ricalcolata per il 2012 in base a un tasso di inflazione pari al 3%) per tutte le tipologie famigliari considerate dall’Istituto: le uscite della famiglie sono state scomposte nei vari capitoli di spesa (dall’alimentazione al tempo libero dalla sanità ai trasporti). Per quei capitoli ora assoggettati all’Iva del 10 e del 21% è stato calcolato quale sarà l’aumento dal secondo semestre del 2013 e in un anno completo, con i rincari messi in campo dalla legge di stabilità.
La dinamica degli effetti combinati delle varie misure fiscali è evidente fin dal nucleo famigliare meno benestante fra quelli considerati, rappresentato dalla coppia di anziani ritratti nel profilo 3. Nel loro caso (10mila euro di reddito lordo a testa) il taglio delle aliquote Irpef vale in totale 200 euro all’anno, ed essendo escluse dalla stretta sulle detrazioni le spese mediche, l’effetto delle novità sull’Irpef è molto positivo. Basta però il loro livello di spesa, modesto, a permettere all’Iva di cambiare le carte in tavola, riducendo della metà già dal 2013 i benefici fiscali maturati in campo Irpef. Calcolando l’impatto degli aumenti Iva su un anno intero, l’effetto benefico è cancellato del tutto.
Se ciò accade con il profilo caratterizzato da consumi più bassi, ovviamente il quadro peggiora per gli altri nuclei famigliari, che hanno spese più elevate e quindi subiscono maggiori effetti dal rincaro dell’Iva. Le variabili dipendono poi dal pacchetto di deduzioni (che abbattono l’imponibile) o detrazioni (che alleggeriscono l’imposta) possibili per ciascuno. Negli sconti di importo non elevato, infatti, l’ingresso in campo della “franchigia” da 250 euro sia per le deduzioni sia per le detrazioni arriva a cancellare del tutto il beneficio fiscale. L’effetto dell’Iva, invece, è generalizzato anche perché, a differenza del primo aumento deciso nell’autunno scorso la sua applicazione anche all’aliquota oggi al 10% aumenta la platea di consumi interessati.
In molti casi l’effetto reale del menu fiscale servito dalla legge di stabilità, se uscirà confermato dai passaggi parlamentari, potrà essere ancora più duro di quello indicato nelle tabelle, soprattutto per i redditi bassi. Per due ragioni: quando il reddito lordo non si allontana troppo da quota 10-15mila euro, basta un carico di famiglia o una detrazione per lavoro dipendente (non calcolate negli esempi perché non modificate dalla legge di stabilità) per azzerare a monte l’imposta, vanificando qualsiasi effetto della limatura assestata alle due aliquote inferiori. Nei calcoli rappresentati nei grafici, poi, l’aumento Iva è stato applicato direttamente in modo proporzionale ai consumi ma l’appesantimento delle imposte indirette rischia di alimentare una dinamica inflattiva che può far alzare alcuni prezzi più di quanto sia dovuto al solo incremento dell’Iva.

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