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L’aumento Irap colpisce le holding

di Marco Piazza e Antonella Scagliarini

Per le banche, le società finanziarie, comprese le holding industriali, e le assicurazioni l'acconto Irap per il 2011 deve essere maggiorato solo se si adotta il metodo previsionale.

La disposizione

L'articolo 23, comma 5 del decreto legge 98 del 2011, convertito dalla legge 111 del 15 luglio 2011 (pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» 164 del 16 luglio 2011), ha introdotto nell'articolo 16 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 un comma 1 bis che dispone, fra l'altro, un aumento dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive al 4,65% nei confronti delle banche e degli altri enti e società finanziari e al 5,90% nei confronti delle imprese di assicurazione.

In sede di conversione del decreto legge è stata stabilita, inoltre, l'aliquota del 4,20% per le imprese esercitano attività di imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori. Gli atti parlamentari non illustrano i limiti della nozione di "imprese concessionarie"; si ritiene che l'aumento si riferisca solamente alle imprese titolari di concessioni per la gestione di servizi e opere pubbliche.

Decorrenza e acconto 2011

Il comma 6 dell'articolo 23 dispone, in deroga allo Statuto del contribuente, che l'aumento di aliquota decorra già dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto stesso (quindi 6 luglio 2011 per banche, società finanziarie e assicurazioni, e 17 luglio 2011, giorno dell'entrata in vigore della legge di conversione, per le imprese concessionarie).

Per i contribuenti, che determinano l'acconto con il "metodo previsionale", questo comporta che la maggiore aliquota trova immediata applicazione poiché le nuove disposizioni assumono rilevanza ipso facto ai fini del calcolo dell'imponibile dell'esercizio 2011 e della relativa imposta sulla base della quale determinare l'acconto (si veda, per esempio, Assonime, circolare 30 del 2006).

Così non è, invece, per i contribuenti che adottano il "metodo storico", per i quali il punto di partenza per il calcolo dell'acconto è l'imposta 2010. Peraltro, nella relazione di accompagnamento al decreto legge si legge che «è previsto inoltre che, per la determinazione degli acconti per il predetto periodo d'imposta con il cosiddetto metodo storico, si debba applicare all'imponibile la maggiore aliquota introdotta». Si tratta, a ben vedere, di un mero refuso. La relazione, infatti, è rimasta ancorata a una prima bozza del provvedimento in cui era contenuto un periodo, poi scomparso nel testo finale: «nella determinazione degli acconti dovuti per il medesimo periodo di imposta si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando le disposizioni di cui al comma precedente».

Regioni in deficit sanitario

Nel comunicato stampa del 23 giugno 2011, l'agenzia delle Entrate precisava che per le regioni Calabria, Campania e Molise, per l'anno d'imposta 2011, «è confermata l'applicazione delle vigenti maggiorazioni dell'aliquota, dell'imposta regionale sulle attività produttive nella misura di 0,15 punti percentuali». La maggiorazione dello 0,15, pertanto, si aggiunge alla nuova aliquota del 4,65% o del 5,90% stabilita dalla manovra.

La riparametrizzazione

Altra questione riguarda le banche finanziarie e assicurazioni con sede principale o secondaria in Regioni che applicano la maggiorazione massima dell'1% (articolo 16, comma 3 del decreto Irap) riparametrata allo 0,92% per effetto dell'articolo 1, comma 226 della legge 244 del 2007. La riparametrazione riguarda «solo le aliquote modificate antecedentemente al 1° gennaio 2008 e aventi come misura di riferimento l'originario valore del 4,25%, (…) purché (…) ancora vigenti» (risoluzione 13/DF del 10 dicembre 2008).

Si deve quindi ritenere che la misura della maggiorazione resti dello 0,92% nonostante la modifica dell'aliquota di base.

 

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