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L’aumento dell’Iva a un passo Il Pdl all’attacco del governo “Così salta la maggioranza”

A dodici giorni dal previsto aumento dell’Iva dal 21 al 22 per cento, maggioranza e governo sono ai ferri corti. Dopo la parziale resa del premier Enrico Letta e del ministro dell’Economia Saccomanni che, allargando le braccia, hanno fatto sapere che per il momento è impossibile scongiurare il rincaro, il Pdl carica a testa bassa, mentre il Pd teme l’effetto della rinuncia sui ceti più deboli e chiede di tentare «tutto il possibile». Tira fuori dal cilindro una proposta il viceministro dell’Economia Fassina e fa imbufalire il Pdl: «Rivediamo la cancellazione dell’Imu per evitare l’aumento dell’Iva».
E’ il Popolo della libertà ad usare i toni più accesi e a minacciare esplicitamente la crisi di governo scegliendo il campo più praticabile della crisi economica e delle tasse: «Gli accordi di maggioranza prevedevano che non rincarasse l’Iva ad ottobre, e così sarà. Altrimenti non ci sarà più la maggioranza. Letta smentisca l’aumento», ha minacciato Brunetta, capogruppo Pdl a Montecitorio. «Siamo sicuri che l’esecutivo senza tentennamenti dovuti a pressioni esterne, come le inopportune dichiarazioni di Rehn, rispetterà l’impegno preso all’inizio del mandato», ha smussato i toni la Saltamartini (Pdl).
Ma lo schieramento che teme l’aumento dell’Iva, tassa che rischia di frenare i consumi ma anche vero e proprio «perno» delle entrate fiscali, è più ampio. Sparano a zero le categorie: la Confesercenti considera l’aumento «un triplo errore», la Confcommercio parla di «tonfo» sui consumi, gli agricoltori della Cia definiscono l’eventuale misura devastante, per Centromarca (che raggruppa i prodotti griffati) il rincaro allontanerebbe la ripresa.
Anche il Pd con il capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, chiede a Letta di «fare di tutto per scongiurare l’aumento», mentre i renziani compatti parlano di «duro colpo alle fasce più deboli ». Il governo tuttavia sembrerebbe aver già deciso e ieri anche il ministro Delrio (Affari regionali) ha definito «difficile» il rinvio.
La questione gira intorno ai conti pubblici, già sostanzialmente sopra il 3 per cento del Pil come hanno confermato ieri fonti del governo ribadendo l’intenzione di mantenere l’obiettivo europeo nel Documento di economia e finanza (che sarà presentato domani) compiendo una manovra di «aggiustamento » sui conti pubblici con interventi «minimi e gestibili». Il deficit- Pil dal 2,9 sarebbe salito al 3,15 per cento mentre il Pil sarebbe peggiorato dal -1,3 al -1,7 per cento.
Dunque dopo la ricerca affannosa delle «deboli» coperture per l’intervento sull’Imu di fineagosto, ora servono altre risorse e la strada è sempre più stretta: circa 1 miliardo per l’Iva entro fine mese, poi la cancellazione della seconda tranche dell’Imu del 16 dicembre (2,3 miliardi), più missioni e cassa in deroga. In tutto dai 4 ai 5,5 miliardi.
E’ così che si riapre il dibattito che ha segnato l’ultimo anno su Imu-Iva. La proposta è del viceministro dell’Economia Stefano Fassina (Pd): «Per evitare l’aumento dell’Iva rivediamo l’intervento sull’Imu: confermiamo la cancellazione per il 90 per cento dei proprietari ma facciamola pagare alle abitazioni di maggio valore». Si torna dunque alle proposte di prima dell’estate, come se il mese di agosto non fosse esistito: innalzamento delle detrazioni (oggi a 200 euro) o ampliamento del concetto dellacasa di lusso.
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