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«L’aumento Bpm? Più fondi per il credito e più azionisti esteri»

MILANO — Il primo giorno dell’aumento di capitale da 500 milioni di Bpm si chiude con il titolo invariato a 0,64 euro ma dopo una giornata di alti e bassi, e con i diritti scesi dell’1,28%. «Un inizio tranquillo», lo definisce il consigliere delegato Giuseppe Castagna, 55 anni, ieri alla boa dei primi cento giorni alla guida della banca milanese.
C he aspettative ha?
«Stiamo portando avanti un percorso virtuoso che ha dato buoni risultati, c’è una grande liquidità in giro, il clima è buono».
Ma le agenzie di rating vi hanno declassato per la governance, dopo la bocciatura in assemblea del riequilibro dei poteri tra consiglio di sorveglianza e di gestione.
«Premesso che l’aumento è coperto dal consorzio di garanzia, l’assemblea è stata il nostro stress test: una bocciatura di quel tipo poteva creare problemi maggiori mentre in 15 giorni abbiamo recuperato quanto perso. La verità è che vogliamo fare un bell’aumento di capitale, che il consorzio non sottoscriva nulla, che arrivino investitori istituzionali italiani e internazionali. Il risultato di borsa di oggi dimostra che il prezzo è corretto e che siamo interessanti per il mercato. Vogliamo avere un azionariato più stabile per un periodo più lungo. Negli ultimi mesi alcuni azionisti sono usciti (Investindustrial di Andrea Bonomi e Credit Mutuel, ndr ), ma pur essendo spiacente non credo sia sbagliato il ricambio degli azionisti».
Che farà il vostro primo socio, Athena Capital di Raffaele Mincione?
«Ci ha sempre mostrato apprezzamento. Mi auguro seguirà l’aumento, ma non conosco quali siano le sue intenzioni né mi pare corretto chiederle».
Quale sarà il prossimo obiettivo, la governance o l’eliminazione degli add-on, le riserve maggiori imposte da Bankitalia?
«La Banca d’Italia ci ha chiarito che il cambio nella governance non è pregiudiziale all’eliminazione degli add-on. Avevamo anticipato la riforma come segnale di apertura al mercato, e il mercato ha capito che la bocciatura è stata un incidente di percorso. Penso che la riduzione degli add-on possa partire dopo l’aumento. Alla governance penseremo alla prossima assemblea, probabilmente quella del bilancio 2014. E nel frattempo c’è da portare avanti il piano industriale».
Quanto valgono gli add-on?
«Equivalgono a circa 750 milioni. Se li togliamo è come se avessimo fatto un aumento da 1,25 miliardi. Ma anche così il capitale è a posto. Siamo oggi al 7,10% di common tier 1, saremo all’8,4% dopo l’aumento. Gli add-on valgono 180 punti base. Tecnicamente potremmo essere al 10% entro l’anno se la Banca d’Italia li cancella. Il processo di valutazione partirà dopo l’aumento, una decisione speriamo possa arrivare entro un paio di mesi. Abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare, sui mutui, sui rischi operativi, sull’immobiliare. E le ispezioni succedutesi negli ultimi anni ci rendono tranquilli».
E se a causa dell’asset quality review della Bce servisse nuovo capitale, come è accaduto a Mps?
«Escludo assolutamente ci possa essere necessità di un nuovo aumento. Se ci fossero stati dubbi, dopo la bocciatura dell’assemblea avremmo potuto anche aumentare l’importo. Ma riteniamo non sia affatto necessario».
La Bpm potrà diventare una spa?
«Noi siamo orgogliosamente popolari e penso che il problema delle Popolari non potrà che essere risolto da una norma che deciderà l’equilibrio tra l’essere popolari e l’essere quotate. Finora si è visto che la moral suasion non è bastata. Il fatto che il capitale possa avere un ruolo più attivo all’interno della governance, è a mio avviso la strada maestra ed è quella che, in Bpm, continueremo a portare avanti».

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