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L’attesa per il vertice Ue frena le Borse

Una seduta di riflessione dopo tre sedute consecutive al rialzo. Per le Borse europee la vigilia del vertice europeo è stata caratterizzata dal riemergere di qualche tensione cui hanno contribuito anche i dati macro poco confortanti giunti dagli Stati Uniti sul fronte del mondo del lavoro con il balzo a sorpresa delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione di 46.000 unità nel corso dell’ultima settimana. In attesa di conoscere le prossime mosse della Spagna – e in particolare la sua eventuale decisione di richiedere formalmente l’attivazione della barriera antispread – e di poter valutare il grado di armonia che esiste fra i leader europei su questioni centrali come la vigilanza bancaria unica, ieri hanno prevalso le strategie attendistiche dopo il minirally iniziato lunedì. Milano e Madrid hanno così terminato in ribasso di circa lo 0,3% mentre Londra e Parigi hanno messo a segno rialzi modesti, rispettivamente dello 0,10% e dello 0,22 per cento.
La cronaca della giornata è stata in realtà ricca di avvenimenti di rilievo fra cui l’esito positivo dell’asta di titoli sovrani spagnoli: Madrid è riuscita a collocare bond a 10 anni per 4,61 miliardi di euro spuntando tassi di interesse medi del 5,458%, in ribasso rispetto allo yield del 5,666% del precedente collocamento del 20 settembre scorso. L’esito favorevole dell’asta ha avuto un riflesso immediato sullo spread dei Bonos spagnoli a 10 anni rispetto ai Bund, sceso a 369 punti dai 382 del giorno prima mentre il differenziale dei BTp italiani è rimasto fermo a 312 punti con il rendimento del decennali invariato al 4,75%, il livello più basso degli ultimi sei mesi. A Piazza Affari si sono distinte sul fronte dei rialzi Pirelli (+1,9%), Buzzi Unicem (+1,8%) e St Microelectronics (+1,5%) mentre ha accusato una pesante flessione Mps che ha ceduto il 6,4% dopo aver ricevuto un taglio di rating di due gradini da parte di Moody’s.
Sul fronte dei ribassi da segnalare anche il calo del 4,3% registrato da Ferragamo sulla scia della nota di Mediobanca secondo cui il gruppo del lusso potrebbe pagare a livello di ricavi il rallentamento dell’Asia. Male infine anche Mediaset (-3%) che ha scontato il pessimismo degli analisti sulle prospettive di fine anno alla luce dei deludenti dati di raccolta pubblicitaria per i primi otto mesi.
Un atteggiamento di cautela ha dominato gli scambi anche negli Stati Uniti dove gli investitori hanno dato maggiore rilievo alle cattive notizie in arrivo dal mondo del lavoro facendo passare in secondo piano l’ottima performance del superindice dell’economia, salito in settembre dello 0,6%. L’S&P 500 ha così terminato gli scambi in calo dello 0,24%, il Dow Jones dello 0,06% e il Nasdaq dell’1,01%. Fra i titoli da segnalare il clamoroso scivolone di Google che è arrivato a cedere circa il 10% (in chiusura -8%) prima di sospendere momentaneamente le contrattazioni al Nasdaq dopo che la società di cui si avvale per la comunicazione dei suoi bilanci, la RR Donnelley, ha erroneamente pubblicato in anticipo sui tempi, e in pieno orario di contrattazioni, i risultati per il terzo trimestre del gruppo (si veda il servizio a pagina 41).
Sul mercato valutario infine da registrare il lieve arretramento dell’euro che ha chiuso a quota 1,3097 dollari contro gli 1,3120 di mercoledì mentre è migliorato il rapporto di scambio con lo yen a quota 103,80.

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