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L’attenzione ora si concentra sulla lotta all’evasione Iva

L’attenzione dell’amministrazione finanziaria per l’immediato futuro è tutta concentrata alla lotta dell’evasione dell’Iva «che richiede tempo, ma non tempi lunghissimi». Grazie alle nuove norme che entreranno in vigore, non ultima «la fatturazione elettronica obbligatoria che entrerà in vigore nel 2019».

Così il ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan è intervenuto ieri alla presentazione del bilancio 2017 dell’Agenzia delle entrate. Il cui direttore, Ernesto Maria Ruffini, ha snocciolato i numeri sfoderando l’orgoglio di chi ha scelto come missione quella «di fare pace con la gran parte dei cittadini che percepisce il sistema come oppressivo». Ciò «senza compromettere i risultati». E i numeri dicono oltre 20 miliardi riportati nelle casse dello Stato: 11 da versamenti diretti in seguito a controlli, 1,3 dalla compliance, 7,4 da ruoli e 400 milioni da accertamenti su richieste di adesione alla prima voluntary disclosure. Mentre cresce il gettito spontaneo: 412,6 miliardi, cioè 7,6 miliardi in più (+1,9%) rispetto al dato 2016 (405 miliardi), ed è in netto aumento la riscossione: 12,7 miliardi, in parte dovuto alla definizione agevolata (6,5 miliardi). Alle parole di Ruffini, Padoan, ha reagito affermando che «Il quadro tracciato è quantomeno incoraggiante». Sì, perché, «i risultati di natura strutturale sono», secondo il ministro, «il frutto del combinato disposto del dato del gettito spontaneo e della promozione della compliance». Altrimenti definito dallo stesso Padoan «un rovesciamento della precedente logica». Così, «l’Agenzia delle entrate è sempre più un consulente del contribuente fedele», osa il titolare di via XX Settembre. «Nella prossima legislatura bisognerà impegnarsi per ridurre ulteriormente la pressione fiscale, in particolare ridurre le tasse sul lavoro», ha messo allora le mani avanti il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, intervenendo anch’egli alla presentazione. «La riduzione fiscale sul lavoro è stata avviata», ha ricordato il premier, «ma si deve fare ancora di più, soprattutto per quanto riguarda il lavoro dei giovani, il lavoro delle donne, il lavoro nel Mezzogiorno». «Io resto convinto», ha aggiunto, «che le condizioni per investire nel Mezzogiorno d’Italia non sono mai state così favorevoli come in questo periodo, magari qualcuno mi ascolta». Quella della riduzione della pressione fiscale, ha detto ancora Gentiloni, «è una strada che va avanti e che ha bisogno di accelerare con responsabilità. Ma senza inventarsi cose irrealizzabili». «L’Italia ha smesso di essere un problema e fa parte della fase molto positiva dell’economia a livello mondiale». Gentiloni ha in questo modo fatto riferimento al clima trovato a Davos. «Assistiamo ad una risalita dell’Italia da una condizione difficile e questo è un lavoro che continuerà nei prossimi mesi per raggiungere risultati che davvero incidano sulle famiglie, non possiamo non dare atto dell’impegno e della dedizione che hanno condotto ai risultati che oggi vengono illustrati». «Non e’ vero che un fisco meno ostile verso i contribuenti è un fisco più favorevole agli evasori», ha concluso sottolineando anche che il problema principale è la riduzione delle diseguaglianze: «Bisogna rendersi conto che qualcosa non ha funzionato se questa crescita ha prodotto un aumento diseguaglianze».

Franco Adriano

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