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Il lato oscuro dei conti deposito Per le banche rischio infedeltà

Da una parte le famiglie che cercano di proteggere la propria ricchezza dai mini-tassi (soprattutto quelle tedesche), dall’altra le banche che provano ad assicurarsi una raccolta preziosa e alternativa (con le italiane in prima fila). A unirle il fenomeno in rapida crescita delle piattaforme che gestiscono online (e non solo) depositi e altri strumenti a disposizione nei diversi Paesi europei per un gioco che avvantaggia in teoria tutti: i risparmiatori, che beneficiano di un’ampia scelta di soluzioni, trasparenti e convenienti; gli istituto di credito, che ottengono accesso a fondi diversificati e tutto sommato anche a buon prezzo. Un classico schema win-win, insomma, che dietro l’apparenza nasconde però anche qualche lato oscuro.

A evidenziare alcune potenziali criticità è S&P Global Ratings, attraverso uno studio che punta l’attenzione non tanto sul lato clientela (protetta dagli schemi di garanzia nazionali fino a 100mila euro per ciascun deposito), quanto sulle banche stesse. «I depositi intermediati tramite piattaforme sono più sensibili ai tassi e meno stabili rispetto a quelli raccolti attraverso filiali che offrono servizi bancari al dettaglio consolidati – avverte l’agenzia di rating – e in assenza di una relazione simile vediamo ben poco che possa impedire ai clienti più ansiosi di trasferire i fondi presso altre banche in periodi di stress».

Il problema riguarda in questo caso soprattutto gli istituti di credito di dimensioni più ridotte, senza reti al dettaglio sviluppate o un marchio forte «per i quali – aggiunge S&P – l’accesso fornito ai mercati dalle piattaforme rappresenta un utile strumento da aggiungere alla cassetta degli attrezzi di tesoreria». Sono essenzialmente loro a pagare commissioni nell’ordine dello 0,4-0,5% annuo, pur di attingere a una raccolta al di fuori dei canali tradizionali e nazionali.

E un occhio di riguardo va riservato a molti piccoli operatori italiani, non fosse altro perché, come si ricorda nello studio, è il nostro Paese a vantare sia i tassi sui depositi al momento più alti in Europa (circa l’1%, quasi quattro volte in più rispetto a una media continentale dello 0,27%), sia il più elevato numero di banche (ben 15) con offerte attive sulle due principali piattaforme Deposit Solutions e Raisin. Non è certo un caso che entrambe le fintech abbiano base in Germania, visto che soprattutto là si concentra il fenomeno che ha portato l’ammontare del denaro parcheggiato sui conti corrente europei a lievitare (soprattutto a causa della pandemia) fino a 8.400 miliardi di euro. Così come del resto è un dato di fatto che sui quasi 4 miliardi depositati da famiglie estere presso i conti italiani alla fine dello scorso anno (un dato complessivo che proprio ieri la Banca d’Italia ha aggiornato a 4,18 miliardi a fine febbraio), ben 2,6 miliardi avessero proprio provenienza teutonica.

Va detto che l’avvertimento lanciato da S&P sulla potenziale minor «fedeltà» da parte dei cliente attiene in particolar modo alla raccolta effettuata dalle piattaforme via web, che rappresenta tuttavia soltanto una parte di un fenomeno in rapida ascesa e probabilmente neppure quella predominante. «La nostra esperienza suggerisce che l’arbitraggio oltre frontiera su tassi di interesse non sia il fattore determinante della scelta e che i risparmiatori non vadano necessariamente a caccia del rendimento più elevato, né operino esclusivamente online», avverte Ermanno Ciarrocchi, Chief Sales Officer Europe di Deposit Solutions.

I modelli delle fintech non sembrano in effetti limitarsi a dare la caccia al classico «surfista» fra le offerte migliori dei conti corrente, ma mirano piuttosto a fornire una consulenza a tutto tondo fra i vari prodotti a disposizione, inclusi quei depositi che vengono trattati alla stregua di una qualsiasi asset class. «La stessa Deutsche Bank integra la piattaforma indiretta di Deposit Solutions nella propria offerta online e permette ai suoi clienti di depositare direttamente il loro denaro», riconosce S&P, ricordando come un accordo simile esista anche per la clientela corporate tra Raisin e Commerzbank e riferendosi al tipico concetto di open banking.

«I nostri dati testimoniano una notevole stabilità della raccolta attraverso la nostra piattaforma, con una scadenza effettiva che va ben oltre quella contrattuale e afflussi regolari nel tempo, anche in momenti di volatilità dei mercati all’ingrosso», conferma Ciarrocchi. Il problema potrebbe invece sussistere per le banche che non hanno la stessa rilevanza delle «big», in termini di capacità di attirare risparmio ma anche di ispirare fiducia nella stessa clientela. In fondo è proprio chi non ha facile accesso ai mercati di capitali, né ad alternative più economiche, a non avere scelta di fronte al rischio di imbattersi in clienti preziosi sì, ma anche infedeli.

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