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L’asta spagnola non rasserena le Borse

Piazza Affari ha archiviato ieri la seconda seduta consecutiva in forte ribasso, con l’indice Ftse Mib che ha chiuso in calo del 2,39 per cento. Quella della Borsa di Milano è stata la peggiore performance tra i principali listini europei: Parigi ha perso l’1,15%, Francoforte lo 0,76%, Madrid l’1,1% e Londra lo 0,43 per cento.
Ancora una volta l’andamento del listino milanese è stato influenzato dai titoli finanziari il cui peso è preponderante: l’indice Ftse Italia Banche ha perso il 4,35% con i “big” Intesa Sanpaolo (-5,88%) e Unicredit (-4,52%) a registrare cali più marcati nel paniere Ftse Mib. Vendite anche sulle assicurazioni con l’indice di comparto che ha perso il 3,89% frenato dal -4,12% di Generali e dal -3,87% di Mediolanum. A questo occorre aggiungere il netto ribasso registrato da Fiat (-4,27%) che ha sofferto la generale debolezza del settore a livello europeo (-2,27% l’indice Stoxx automotive) per via dei deludenti dati sulle immatricolazioni auto di agosto.
Tengono gli spread
L’andamento dei titoli finanziari, che hanno sofferto, anche se in misura minore, in tutta Europa, è stato però slegato da quello dei bond sovrani. I rendimenti sui titoli italiani e spagnoli, dopo la pausa di lunedì, sono tornati a scendere sia sulle brevi, che sulle lunghe scadenze. Lo spread tra il Bund e il BTp è rimasto stabile a 348 mentre quello sul corrispondente spagnolo è sceso da 429 a 427 punti. Ieri peraltro Madrid ha collocato con successo 4,58 miliardi di euro di titoli a 12 e 18 mesi con domanda in crescita e tassi in calo al 2,835% e al 3,070% rispettivamente. Anche in questo caso però, i buoni risultati sul fronte obbligazionario non sono stati accompagnati, come normalmente avviene, da un analogo andamento in Borsa dei titoli più legati al rischio paese: quelli delle banche. Così come avvenuto a Milano, anche a Madrid le banche hanno sofferto, almeno a giudicare dalle performance dei colossi Santander (-2,24%) e Bbva (-2,88%). Un anomalia in un mercato che normalmente vede andare “a braccetto” debiti sovrani e azioni bancarie.
Pesano le prese di profitto
La performance dei titoli del credito è stata condizionata alle prese di profitto. Un fenomeno inevitabile alla luce del rally degli ultimi mesi: l’indice Ftse Italia Banche ha guadagnato il 50% dai minimi dello scorso 24 luglio mentre i primi 10 istituti del nostro Paese, stando alla banca dati S&P Capital Iq, hanno recuperato oltre 20 miliardi di capitalizzazione. Non bisogna poi dimenticare che siamo nelle ultime settimane prima della chiusura del trimestre ed è inevitabile che chi opera sui mercati voglia “abbellire” i propri conti con le grosse plusvalenze che simili movimenti possono rappresentare.
Il nodo della crescita
Ma c’è dell’altro, come spiega Domenico Rizzuto di Dr Finance Consulting: «Sui titoli di Stato la Bce ha messo in campo una solida barriera di protezione. Questa però non ha lo stesso peso sull’azionario che invece dovrà tornare a confrontarsi con i fondamentali, un tasto dolente, vista la recessione in corso». La variabile peraltro ha un peso notevole sui titoli del credito: proprio ieri la Banca di Spagna ha comunicato i dati sulle sofferenze bancarie che, a luglio, sono salite a 169,3 miliardi arrivando al 9,86% del totale dei prestiti, una quota mai toccata prima nel Paese. Se in Spagna la situazione è critica, in Germania l’indice Zew, che misura le aspettative sull’economia tedesca, è salito a settembre a -18,2 da -25,5 di agosto.
Segnali positivi sono arrivati anche dal settore immobiliare negli Usa con l’indice di fiducia dei costruttori ai massimi da sei anni. Ieri tuttavia gli indici della Borsa americana non hanno reagito a queste indicazioni. Wall Street ha chiuso appena sotto la parità in una seduta che ha visto l’indice S&P 500 seguire in parallelo l’andamento del cambio euro-dollaro, segnale di un mercato indirizzato soprattutto dalle piattaforme di high frequency trading.

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