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L’asta fa il pieno, tassi in rialzo

Il clima di incertezza non abbandona i mercati. Troppe le incognite che pesano sulle prospettive dell’Eurozona e sui Paesi periferici. Troppo scarse, invece, le garanzie che i “Paesi-locomotiva”, dagli Usa alla Germania, tengano in piedi l’economia globale. L’effetto è quello che spesso si è registrato nelle ultime settimane: listini contrastati e molto volatili, in preda a speculazioni di corto respiro. In territorio positivo hanno chiuso Londra (+0,52%) e Francoforte (+0,53%); brillante nel finale Wall Street, con l’S&P a +0,67%. A terminare le contrattazioni in rosso sono state invece Milano (-0,66%), Parigi (-0,13%) e Madrid (-1,29%). Analoga ambivalenza anche sul mercato obbligazionario. Lo spread è leggermente salito (a 396 punti), nonostante il rendimento del BTp sia lievemente calato. Colpa del Bund, il cui rendimento è nuovamente sceso.
In serata nuovo annuncio negativo: Standard & Poor’s ha declassato il debito sovrano della Spagna di due gradini a BBB+, per il rischio che Madrid sia costretta a innalzare l’ammontare del debito pubblico e sostenere le banche.
L’anomalia delle Borse
La sensazione è che, dopo due giorni di rimbalzo, quella di ieri sia stata una giornata di assestamento. Certo, a suscitare pochi motivi di entusiasmo sono stati, a partire dalla mattinata, i dati sulla fiducia in Eurozona. Secondo l’indicatore Bce, nel mese di aprile, il Business climate indicator é sceso a -0,52 punti dai -0,28 di marzo. Un declino dovuto in particolare alle prospettive dell’export, alle attese sulla produzione e al portafoglio ordini. E ad apparire in flessione è stato anche l’indice sulla fiducia delle imprese italiane. Tuttavia, entrambi gli indicatori non hanno fatto altro che contribuire a una scivolata che era già in atto dalla mattinata. Qualche fibrillazione in più è sorta nel primo pomeriggio, quando si è saputo che le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione in Usa sono scese a 388mila unità dalle 389mila unità della settimana precedente.
Le borse hanno provato a rialzare la testa subito dopo, verso le 16: alcuni osservatori hanno attribuito il movimento alla pubblicazione dei dati sulle vendite di case negli Stati Uniti, salite oltre le attese, grazie a un aumento del 4,1% contro un progresso congiunturale atteso dell’1%. È però difficile credere che sia andata davvero così. Non si spiegherebbe altrimenti perché il Treasury decennale, vero termometro globale del l’umore degli investitori, sia rimasto sostanzialmente stabile. A conferma delle perplessità che ancora pervadono gli investitori sulla reale tenuta dell’economia a stelle e strisce.
Asta BoT positiva
A bilanciarsi sono state le forze anche sul mercato obbligazionario. Mentre non sono scattate vendite sui periferici (il BTp ha sostanzialmente tenuto, rimanendo a quota 5,63%), il Bund è comunque stato oggetto di acquisti. Non a caso i rendimenti sulle scadenze a 2 e 3 anni sono scesi ai minimi storici (rispettivamente a 0,1% e 0,2 per cento).
Nessun grave scossone per i titoli italiani è derivato invece dall’asta dei BoT semestrali, il cui esito si può definire anzi positivo. Il Tesoro italiano ha collocato senza problemi gli 8,5 miliardi di euro previsti. I tassi inevitabilmente sono risultati in rialzo – all’1,77%, il massimo da gennaio, complice la riacutizzazione delle tensioni sulle periferie europee – ma sono comunque rimasti al di sotto delle attese più pessimistiche della vigilia che mettevano in conto un rendimento anche all’1,9 per cento. La domanda degli investitori peraltro è apparsa tonica: 14,5 miliardi di euro, quasi il doppio dell’offerta. Sulla scia della buona intonazione già vista nell’asta di Ctz di martedì, con tutta probabilità si è affacciato sul mercato anche qualche piccolo risparmiatore che, dopo il collocamento del BTp Italia, ha beneficiato di rendimenti non disprezzabili per scadenze così ravvicinate. Un viatico, questo, che però rischia di non essere sufficiente a evitare un netto rialzo dei tassi offerti all’asta di oggi, quando saranno immessi sul mercato BTp a 5 e 10 anni per massimi 6,25 miliardi di euro.

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