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L’asta dei BTp alla prova di fiducia

di Isabella Buffacchi

Quando il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, prenderà la parola questa mattina nell'aula della Camera disertata dai partiti dell'opposizione, in contemporanea le venti banche specialist del Tesoro ultimeranno la raccolta delle richieste pervenute dalla clientela per sottoscrivere i titoli di Stato a medio-lungo termine offerti dal Mef questa mattina stessa. Gli intermediari italiani ed esteri scopriranno così se, e fino a che punto, gli investitori stranieri d'oltreoceano e anche in buona misura europei stanno continuando a disertare le aste italiane.

I due eventi – il premier a Montecitorio e il Mef in asta – non coincidono solo nella tempistica ma sono strettamente collegati sotto un profilo sostanziale. Per poter collocare fino a 6,5 miliardi di BTp con scadenza a 5, 7, 10 e 14 anni a tassi adeguati, sfidando la grave crisi del debito sovrano europeo, l'Italia deve riuscire a riconquistare, e alla svelta, la fiducia dei mercati adottando, come richiesto dai mercati stessi, una lunga serie di riforme strutturali per rilanciare la competitività, la produttività e quindi la crescita.

Un Governo che non è capace di governare in questo momento storico, e alla luce dei recenti declassamenti del rating sovrano da parte di S&P's, Moody's e Fitch – per motivazioni riconducibili anche all'instabilità e alla debolezza dell'Esecutivo – si riflette senza sconti nel costo della raccolta per il rifinanziamento del debito pubblico, facevano notare ieri i traders in clima pre-asta, segnalando che il BTp a cinque anni in offerta oggi tra 2,5 e 3,5 miliardi veniva negoziato sul secondario con un forte sconto rispetto ad altri titoli con simili scadenze. Il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha rilanciato l'allarme ieri: «Aumenti dei tassi di interesse della dimensione di quelli verificatisi negli ultimi tre mesi, se protratti avrebbero l'effetto di vanificare in non piccola parte le misure approvate con i decreti legge convertiti in settembre, con un ulteriore effetto negativo sul costo del debito, in una spirale che potrebbe risultare ingovernabile».

Ieri sul secondario il rendimento dei BTp a cinque anni è ritornato sopra la soglia del 5%: ha toccato un massimo al 5,09%, una decina di centesimi di rialzo sul livello dell'apertura, e ha poi chiuso al 5,05 per cento. L'ultima asta dei BTp quinquennali, a metà settembre, aveva registrato un tasso di assegnazione elevatissimo al 5,60%, con un rapporto di copertura debole (1,28 volte): l'asta oggi andrà sicuramente meglio, perchè il contesto internazionale è moderatamente migliorato, i mercati hanno salutato positivamente la promessa di Germania e Francia di varare un pacchetto definitivo di interventi per risolvere la crisi dell'euro entro i primi di novembre. «L'umore è "risk-on" e questo verrà in aiuto all'asta italiana, con BTp in offerta comunque a prezzi molto convenienti», ha commentato un operatore.

I mercati sul fronte italiano, per contro, non sono affatto tranquilli. Se il Governo Berlusconi non dovesse riuscire a superare questa ennesima crisi, incassando la sfiducia alla Camera domani, i mercati sarebbero pronti ad accogliere positivamente la notizia, interpretandola come la fine di un lungo periodo di incertezza, sbandamento e confusione alla guida di un Paese che conserva il debito/Pil al 120% e che rischia di cadere in recessione. Un possibile rally sui BTp innescato dal crollo di Berlusconi, però, avrebbe vita molto breve se gli investitori esteri – che fino a qualche mese fa detenevano fino a 750 miliardi di titoli di Stato italiani – dovessero rimanere delusi dalla mancata immediata ricomposizione di un nuovo Esecutivo in grado di varare in fretta le riforme per la crescita, prima delle elezioni anticipate. «Ho l'impressione che la classe politica italiana, e il Governo Berlusconi in particolare, non abbiano dato finora il giusto peso al fatto che gli acquisti della Bce sul mercato secondario sono stati decisivi per la tenuta del Paese questa estate», ha commentato un importante gestore di fondi obbligazionari esteri, manifestando la scarsa voglia di partecipare all'asta italiana di oggi.

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