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L’asta dei Bot fa il pieno Tassi in rialzo all’1,2%

I rendimenti sono saliti ma senza provocare grossi strappi e il Tesoro è riuscito a collocare agevolmente i Bot annuali offerti per 7 miliardi. Il declassamento del debito sovrano dell’Italia, deciso venerdì sera da Fitch, la più piccola delle tre agenzie internazionali di rating, come era del resto in molte previsioni, non ha condizionato più di tanto l’asta di ieri, frenata solo dallo scenario di incertezza politica che continua a dominare il nostro paese dopo le elezioni di fine febbraio. Il rialzo dei tassi dei Bot, pari a 19 punti base appare del resto contenuto, a testimonianza dell’atteggiamento prudente degli investitori. I quali non dovrebbero cambiare umore oggi quando all’asta andranno i più impegnativi Btp a media e lunga scadenza, a 3 e a 15 anni.
Molti analisti si dicono sorpresi della calma dei mercati a fronte delle difficoltà dei partiti a trovare una formula di governo efficace e sostenibile. E del resto nessuno sa se e per quanto tale tregua durerà, ma certo come ha detto giovedì scorso il presidente della Bce, Mario Draghi, la situazione non è più quella di un anno fa quando il mercato scommetteva contro l’euro e l’Italia, anello debole per il suo alto debito, era bersagliata dalla speculazione. La situazione ora è più stabile anche perché il paese, ha ancora detto l’ex governatore della Banca d’Italia, ha messo in atto le riforme per assicurare il riequilibrio dei conti pubblici. E poi è aumentata, grazie agli acquisti delle banche, la quota di titoli in mano ad istituzioni italiane anche se sono tornati ad affluire gli investitori internazionali. Fatto sta che ieri i Bot, offerti per 7,75 miliardi, sono stati richiesti per 11,638 miliardi ed assegnati ad un tasso pari all’1,28%, lo 0,19% in più dell’asta di un mese fa (la fascia più bassa del rialzo immaginato alla vigilia), e dell’ 1,11% al netto delle imposte. Anche sul secondario lo spread tra i rendimenti del Btp decennale (calati al 4,6%) e i Bund tedeschi di uguale durata è rimasto sostanzialmente stabile a 313 punti. Sempre più vicino il differenziale tra i Bonos spagnoli e i Bund, pari a 327 punti a un tasso del 4,74%.
Il buon esito dell’asta dei Bot non è riuscito invece a condizionare l’andamento della Borsa di Milano che ha cambiato più volte direzione nel corso della giornata, chiudendo in calo dello 0,42%. È stato il risultato peggiore in Europa dove però i listini hanno sofferto tutti sulla scia di un tragitto negativo di Wall Street: Francoforte ha perso lo 0,23%, Madrid lo 0,26% mentre Londra ha messo a segno un rialzo limato allo 0,11% e Parigi allo 0,10%.
Sul fronte dell’economia reale, ieri l’Istat ha confermato il rallentamento dell’inflazione in febbraio quando i prezzi sono aumentati dell’1,9% su base annua rispetto al 2,2% di gennaio. Si tratta della quinta frenata consecutiva. Su base mensile l’aumento è stato dello 0,1%. L’Istituto di statistica ha spiegato che il raffreddamento dell’inflazione è in parte imputabile al più basso aumento dei prezzi degli alimentari e al calo di quelli dei servizi relativi alle comunicazioni, nel quadro di una caduta dei consumi in una fase di prolungata recessione. Rallentano anche i rincari dei prodotti acquistati con più frequenza dai consumatori (dal cibo ai carburanti), pari al 2,4%, su base annua, un tasso che resta superiore all’inflazione tendenziale (1,9%), ma che risulta in frenata rispetto a gennaio (2,7%). Si tratta del livello più basso dal dicembre del 2010.

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