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L’asta BTp annulla un anno di crisi

di Vittorio Carlini

Certo, incombe la spada di Damocle del possibile fallimento di Atene. Il quale, sarà pure già scontato dagli investitori, ma intimorisce comunque il mercato.
E, certo, il tema del debito sovrano di Eurolandia resta essenziale. Ieri in mattinata, snobbato il downgrade di Moody's, i listini hanno accelerato proprio dopo il buon esito delle aste spagnole e italiane: il rendimento del BTp triennale è sceso al 3,41%, cioè il valore più basso da marzo 2011.
Tuttavia, nell'attuale eccezionalità delle Borse, la scorsa seduta ha vissuto un momento di normalità. Soprattutto a Piazza Affari, unico listino positivo in Europa (+0,47%). Ebbene, a Milano è successo quello che da un po' di tempo non si vedeva. Che cosa? È presto detto. Il settore delle banche, di solito determinante nel dare il «la» alla Borsa, non ha dettato il ritmo. Il comparto, in ribasso (-0,4%), non ha schiacciato il Ftse Mib. Al contrario, c'è stato il (leggero) rialzo provocato dagli acquisti su settori industriali più tradizionali: dall'oil & gas (+0,8%) fino all'automotive (+0,87%). Una rotazione verso comparti meno legati alle dinamiche dello spread, o del debito sovrano, che per gli esperti è buon segno. «Ora – è il leit motiv – bisognerà capire se è la rondine che fa primavera oppure un fuoco di paglia».
La Draghi «put» e l'euro
«La situazione – sottolinea Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroeder Italia – è conseguenza anche, e soprattutto, delle manovre della Bce. La liquidità immessa nel sistema bancario, in attesa della prossima maxi-asta, ha allentato la pressione permettendo il ritorno all'approccio fondamentale, più tradizionale». Senza dimenticare, peraltro, la debolezza dell'euro: ieri la notizia che la riunione dell'Eurogruppo sul caso-Grecia si terrà solo in videoconferenza ha fatto scendere la divisa unica (1,309 sul dollaro). Un calo che, da un lato, ha creato timori perché conseguenza del mancato accordo sul debito ellenico; dall'altro, però, è considerato «manna» dal cielo per le multinazionali europee, come quelle dell'auto, focalizzate sull'export.
Le aste di Stato
Fin qui il «ritorno» al passato. Ciò non toglie, tuttavia, che ieri il debito un ruolo importante lo ha comunque giocato. L'iniziale titubanza sui mercati, infatti, è stata temporaneamente abbandonata dopo l'asta di titoli spagnoli e del Belpaese. In particolare, il tesoro italiano ha collocato 6 miliardi di BTp (scadenza 2014, 2015 e 2017), incontrando una buona domanda. Il rendimento del governativo a tre anni, com è detto, è calato al 3,41%. Il decennale (con vita residua a 5 anni) ha invece spuntato uno yield del 4,26% (5,57% il benchmark). In un simile contesto, lo spread BTp-Bund ha chiuso in leggero calo: da 367 è passato a 365 punti base. Piatto lo stesso differenziale spagnolo (338 basis point) mentre la differenza tra lo yield del BTp decennale e il Bonos è ulteriormente diminuita a 27 punti base.
Il trend, aiutato dal balzo inatteso dello Zew tedesco (l'indice sulle aspettative degli investitori è tornato positivo), ha giocoforza spinto le piazze Ue. Quelle stesse Borse, però, che hanno poi tirato il freno a mano sui dati macro Usa. Quali? Le vendite al dettaglio: in gennaio sono cresciute, mese su mese, solo dello 0,4% a fronte delle stime di un rialzo dello 0,8%. I timori sul rallentamento dell'economia statunitense hanno subito fatto scendere Wall Street e, di conseguenza, i listini europei. I quali, con l'eccezione dell'Italia, hanno chiuso in ribasso: Francoforte ha perso lo 0,15%, Parigi lo 0,26 e Londra lo 0,1 %. La "Strada del Muro", dal canto suo, ha viaggiato per tutta la seduta in deciso calo. Nell'ultimo quarto d'ora di scambi però, sulle voci che il possibile futuro premier greco Samaras attuerà comunque l'austerity voluta dall'Ue, l'S&P500 ha recuperato. Il listino ha archiviato la giornata piatto (-0,09%).

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