Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’asta BoT va a segno I tassi tornano a salire

Terza seduta consecutiva in rosso per le Borse europee in una giornata ravvivata dall’asta del Tesoro per i BoT a 3 mesi e ad un anno che ha catalizzato una domanda doppia rispetto all’offerta – oltre 22,5 miliardi di euro a fronte di 11 miliardi in asta – nonostante il lieve rialzo dei rendimenti. Un segnale positivo in attesa dell’asta da 6 miliardi di questa mattina per i BTp a medio e lungo termine.
Forte domanda anche al collocamento di titoli tedeschi per 3 miliardi di euro per i Bund a 5 anni in questo caso con rendimenti in discesa, mentre a sorpresa la Francia ha accusato un forte restringimento degli spread in particolare quello a 10 anni sceso sotto 60 centesimi. Stabile, invece, lo spread italiano a 361 punti base con il rendimento del decennale al 5,09 per cento. La forte domanda per i titoli italiani è stata sostenuta dall’affollata presenza degli investitori esteri che secondo gli operatori hanno sottoscritto circa il 40% dell’importo in asta. Determinante è stato il contributo degli investitori istituzionali, meno il retail se confrontato ai precedenti collocamenti. L’interesse degli operatori si è concentrato sulla scadenza a tre mesi che a fronte di un importo offerto di tre miliardi, ha raccolto richieste per 8,3 miliardi di euro: proprio la scadenza breve è apprezzata in questa fase come strumento per parcheggiare la liquidità, a fronte di una remunerazione interessante rispetto ad altri strumenti. Forte ma non dello stesso tenore la domanda di BoT annuali per i quali è stato offerto un importo di 8 miliardi contro una richiesta di 14,1 miliardi, confermando per il terzo mese il trend di crescita. Le incretezze sulla Spagna sulla richiesta di aiuti hanno pesato nell’ultimo mese dalla precedente asta di settembre, facendo salire il rendimento medio della scadenza a 3 mesi allo 0,765% dallo 0,70% e sul 12 mesi all’1,941% dall’1,692% precedente. Un rialzo marginale secondo gli operatori ed infatti dopo l’asta, entrambe le scadenza hanno performato portandosi su livelli inferiori rispettivamente allo 0,72% e all’1,85 per cento.
Proprio ieri il direttore generale del debito pubblico al ministero dell’Economia, Maria Cannata, ha spiegato che le necessità di finanziamento dell’Italia per il 2013 si ridurranno di 20 miliardi di euro e il Tesoro sta valutando l’emissione di titoli a lunga scadenza fino a 30 anni se la domanda continuerà a migliorare. «Il prossimo anno sarà meno stressante rispetto al 2012 perché le scadenze sono meglio distribuite», ha detto, sottolineando che «l’effetto Draghi è destinato a durare ancora e allora dovremo verificare come si evolverà la situazione a livello europeo». Cannata ha aggiunto che «fino alla fine di agosto abbiamo visto molta domanda per i titoli a 2 e 3 anni poi già da metà settembre c’è stata una rapida crescita per le scadenze più lunghe», grazie al fatto che «molti timori sono stati dissipati dalla Bce».
Sul fronte azionario, le Borse del Vecchio Continente hanno archiviato la seduta in rosso per il terzo giorno consecutivo, depresse da previsioni di un forte rallentamento della crescita mondiale: la Borsa di Madrid è stata la peggiore con un calo dell’1%, Londra ha lasciato sul campo lo 0,58%, Parigi lo 0,50%, Milano e Francoforte lo 0,41 per cento. Giù anche Wall Street con il Dow Jones a -0,95%, l’S&P -0,62% e il Nasdaq -0,43%. Sui listini pesa il taglio delle stime dell’1% del gigante dell’alluminio Alcoa sui consumi in seguito al rallentamento della crescita dell’economia della Cina, principale importatore di alluminio al mondo. Profit warning da Chevron che ha avvertito sugli utili del terzo trimestre «sostanzialmente» più bassi rispetto al precedente esercizio. Cattive notizie anche dal Fondo Monetario Internazionale che ha messo in guardia sulle banche dell’Eurozona che potrebbero vedere i propri asset crollare per un valore fino a 4.500 miliardi di dollari, con un tonfo del credito nei cosiddetti Paesi periferici fino al 18 per cento. Un contesto che a Piazza Affari non ha aiutato il comparto bancario con Mps (-3,83%) che si è aggiudicata la maglia nera. Giù anche gli altri istituti come UniCredit (-1,92%) e Intesa Sanpaolo (-0,88%). Tra le popolari pesante anche la Bpm (-1,99 per cento).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa