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L’asta Bce batte le attese: Italia al top

Più fondi per gli impieghi nelle pance delle banche europee: sono i 97,48 miliardi assegnati ieri nell’ambito della terza T-Ltro della Banca centrale europea, di cui circa un terzo finito alle banche italiane. Materialmente i fondi verranno trasferiti la settimana prossima, in ogni caso si tratta di un successo, come anticipato l’altroieri da Il Sole 24 Ore, ben superiore alle previsioni della vigilia, visto che appena una settimana fa un sondaggio tra gli operatori condotto da Reuters aveva prefigurato una domanda di circa 40 miliardi.
Alla fine, evidentemente, hanno prevalso le aspettative da parte delle banche sulla ripresa dell’economia reale, che dovrebbe impattare positivamente anche sulla domanda di credito. Ed è stata almeno in parte smentita la tesi secondo cui il Quantitative easing di fatto abbia finito per “mangiarsi tutto”, travolgendo tutte le altre iniziative poste in essere precendentemente dalla Banca centrale europea, tra cui appunto le aste T-Ltro, partite nell’autunno scorso.
L’ammontare collocato ieri è superiore a quello assegnato nel corso della prima Tltro lo scorso settembre (82,6 miliardi), ma inferiore dal picco toccato in occasione della seconda asta in dicembre (129,8 miliardi). Per quanto riguarda le banche italiane, sono sostanzialmente confermate le stime anticipate l’altroieri: Intesa Sanpaolo, così, ha ufficializzato di aver raccolto 10 miliardi e insieme a UniCredit, che dovrebbe aver chiesto 7,9 miliardi, si arriva oltre la metà dell’importo finito in Italia. Imponenti anche le richieste del Banco Popolare (5 miliardi), di Mediobanca (4,5) e di Ubi, di poco inferiore ai 2,9 miliardi; il resto sarebbe finito nelle tasche di Bpm, Veneto Banca, CreVal e Banche di credito cooperativo attraverso Iccrea, mentre altri istituti come Mps, Bper, Carige, Popolare Sondrio, Popolare Vicenza e Credem avrebbero optato per una linea attendista, quindi è probabile si presentino alla prossima asta già in calendario per il 16 giugno.
«Crediamo che la partecipazione all’operazione sia in qualche modo condotta dalle intenzioni di finanziare l’economia reale, o comunque dalle attese di una maggior domanda di credito dal segmento corporate», hanno commentato gli analisti di Barclays in un report diffuso ieri. I fondi Bce che non saranno utilizzati per nuovo credito andranno resi a Francoforte, tuttavia i “controlli” scatteranno solo l’anno prossimo e dunque c’è chi legge dietro alla raccolta record – in particolare delle banche italiane – altri obiettivi: «Il problema principale per gli istituti di credito rimane la carenza di profittabilità», ricorda Alberto Gallo, credit strategist di Royal Bank of Scotland, immaginando che parte dei fondi raccolti ieri possa essere, almeno sul breve periodo, investita in titoli di Stato.

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