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L’assoluzione Fbi ridà slancio a Hillary

«Crooked Hillary», Hillary corrotta. «Queste sono elezioni truccate». «Vi imploro, che sia il popolo americano a fare giustizia che sia il nostro movimento a decidere contro i traditori». È Donald Trump che parla, anzi che urla a Grand Rapids, in Michigan, grande centro per la manifattura di mobili. Urla contro l’Fbi che ha di nuovo ribaltato il tavolo di queste elezioni scagionando improvvisamente, a 48 ore dalle elezioni, Hillary Clinton da un nuovo possibile scandalo email. Per Trump il Michigan è l’ultima tappa della campagna elettorale dopo una giornata in Florida, Carolina del Nord, Pennsylvania, persino New Hampshire. Poi, l’altra campana: «Non possiamo consentire che un uomo impreparato, pericoloso arrivi alla Casa Bianca». «Pensate a Hillary, alla sua esperienza, alla prima donna che conquisterà la Casa Bianca, pensate alla Storia». «Hope, la speranza, è una costante, penso a domani e vi dico “Yes We Can”». Ora chi parla è Barack Obama, anche lui in Michigan, a Ann Arbor, ma che ha fatto campagna in tre stati, in New Hampshire e in Pennsylvania. Anche Hillary è andata in Michigan, ad Allendale e poi a Raleigh in Carolina del Nord e ben due volte in Pennsylvania, l’ultima per il gran finale con Barack e Michelle Obama e con Bill e con sua figlia Chelsea, tutti insieme sul palco. Questo per dire che la cacofonia dello slogan, la tecnica del rumore, dell’aggressione verbale, dell’ululato della folla ci ha inseguito fino all’ultimo in queste elezioni.
Ma è nella tappa del Michigan, simbolo del settore manifatturiero a rischio per la concorrenza straniera, che si riassume la lotta finale fra i due. Con il suo appello accorato ai lavoratori che producono mobili a Grand Rapids, Trump promette protezionismo per difendere un settore che «ha perso 5 milioni posti di lavoro». Ma è Obama che vince. Perché la sua non è una promessa, è un risultato «il nostro intervento per il settore dell’auto ha salvato due milioni di posti di lavoro in America». Lo stesso ha fatto Hillary. E la fotografia del confronto a distanza in questo stato chiave dove Hillary è comodamente avanti ci dà la prospettiva dell’ultimo giorno: due a uno, anzi molti, Hillary e compagni con Biden, con Tim Kaine, contro due Trump e il suo vice. Una cacofonia elettorale rumorosa, aggressiva, una costante che è arrivata e sparita in questi due anni in nuvole di polvere sollevate dagli autobus, dalle scorte, dalle vetture al seguito dagli altoparlanti, bruciando centinaia di milioni di dollari.
Poi il silenzio. In serata, improvvisamente è finita. Il sipario è finalmente calato su queste drammatiche, lunghissime pirotecniche elezioni americane. Elezioni storiche: alle urne questa mattina gli americani sanno che non dovranno solo ascoltare la lusinga di una promessa, di una semplice scelta per meno tasse e meno stato o viceversa. Ci sarà piuttosto, come abbiamo ripetuto più volte, una scelta di fondo fra due modi di essere della democrazia, quella di Hillary per la continuità e l’internazionalismo contro quella di Trump per il confronto populista e l’isolazionismo.
Ora non resta che l’attesa. Avranno davvero ragione gli aggregatori di sondaggi, i mercati, gli allibratori che scommettono su una vittoria di Hillary Clinton con percentuali del 66% contro il 33,9% ? O Donald Trump ha ancora qualche margine per potercela fare? «Non è finita fino a quando non è finita» diceva Yogi Berra. Brexit insegna. Ma per composizione demografica, per profondità e per durata queste elezioni non sono Brexit. Il voto ispano americano giocherà un ruolo centrale a favore dei democratici. Nessuno vuole testimoniare la deportazione di 12 milioni di fratelli, cugini, figli, parenti. Il voto afroamericano è debole, ma resta schierato in campo democratico e l’intervento a tappeto di Obama ha avuto il suo effetto.
Con questa mattina Hillary Clinton avrebbe anche il numero di voti elettorali “certi” sufficiente a superare il fatidico livello di 270 voti elettorali per vincere la Casa Bianca. In Irlanda gli allibratori hanno già cominciato a pagare per ridurre l’esposizione di 1 a 5 (4 a 1 per Trump). Quel che più conta è che da ieri anche il mercato ha chiuso la serie negativa peggiore dal 1980 per buttarsi su Hillary: dopo l’ennesima contorsione dell’Fbi il Dow Jones ha fatto un balzo del 2%. Hillary dunque; Hillary, la prima donna alla Casa Bianca. Dovrebbe farcela. È con questo messaggio che siamo andati a letto ieri notte prima del voto per il 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America.

Mario Platero

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