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L’assoluzione del manager non salva anche l’impresa

Dall’assoluzione di un vertice dell’azienda per un reato da cui scaturisce la responsabilità della società non discende automaticamente l’assoluzione dell’ente, in quanto si tratta di posizioni da valutare in via autonoma. Inoltre l’intervenuta prescrizione del reato non comporta anche la prescrizione della sanzione all’ente, ma soltanto l’impossibilità per il pm di contestarla, con la conseguenza che se tale contestazione è già avvenuta si seguono le ordinarie regole sulla prescrizione del codice civile. A fornire le precisazioni è la Cassazione, Quinta penale, con la sentenza 20060/13 depositata ieri.
Una Procura della Repubblica ricorreva per cassazione a seguito della sentenza di assoluzione di una banca per illecito amministrativo ex dlgs 231/2001. In sintesi, secondo il pm, i giudici avevano fatto discendere tale decisione dall’assoluzione di un vertice aziendale. In particolare era rilevato che nella sentenza era stato comunque ritenuto sussistente il reato anche se era stato assolto l’imputato. Veniva così eccepita l’errata applicazione della normativa sulla responsabilità amministrativa delle società, che svincola la sanzione in capo all’ente dal riconoscimento della colpevolezza dell’imputato del reato presupposto. L’articolo 8 del dlgs 231/2001 afferma addirittura la responsabilità dell’ente anche quando l’autore del reato non è stato identificato. La società si difendeva eccependo che la sentenza dei giudici di merito non affermava la sussistenza del reato da parte di soggetti riconducibili alla banca, ed inoltre richiedeva non potersi procedere nei confronti dell’ente atteso che il reato fonte era estinto per prescrizione.
La Suprema Corte ha però escluso che la prescrizione del reato incida sul procedimento verso l’ente. Ciò in quanto l’articolo 60 del dgls 231/2001 prevede che non può procedersi alla contestazione quando il reato da cui dipende l’illecito dell’ente è estinto per prescrizione. Ma, nella specie, la contestazione era già avvenuta e quindi devono applicarsi le ordinarie regole sulla prescrizione: la sanzione si prescrive in 5 anni ma tale termine si interrompe con l’inizio del giudizio e non decorre fino a quando la sentenza non è passata in giudicato. Accolto il ricorso del pm anche sul punto che non si può può escludere automaticamente la responsabilità dell’ente in conseguenza dell’assoluzione del dirigente, perché la responsabilità della società è autonoma rispetto a quella del vertice dell’azienda.

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