Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’assistenza ai figli si allunga e si può dividere anche in ore

Più tempo per godersi i figli. Mamme e papà, infatti, hanno tempo fino all’età di 12 anni del figlio (non più 8 anni) per decidere di prendere il congedo parentale, assentarsi dal lavoro e dedicarsi a loro. Non solo; quel congedo inoltre, oltre che a giornate, lo possono richiedere a ore: una mamma, per esempio, può decidere di stare metà giornata a lavoro e metà a casa. Le novità fanno parte della riforma del Testo Unico Maternità (il dlgs n. 151/2001) operata dal dlgs n. 80/2015, in vigore il 25 giugno. In base all’art. 26 del decreto di riforma, le novità dovrebbero applicarsi in via sperimentale solo per l’anno 2015. Tuttavia, un altro decreto di attuazione del Jobs Act (quello sugli ammortizzatori sociali) prevede la copertura permanente degli oneri, così rendendo definitive le nuove norme (cioè valide per sempre), come precisato due volte dal ministero del lavoro (comunicato del 23 giugno e comunicato del 13 agosto). Pertanto, le novità in materia di congedo parentale (come il resto delle misure del dlgs n. 80/2015) sono strutturali e non limitate all’anno 2015.

Il nuovo congedo parentale. Il congedo parentale (ex astensione facoltativa) è il diritto che ciascun genitore ha, per ogni figlio, di assentarsi dal lavoro secondo modalità e durate prestabilite dalla legge e dai contratti collettivi. Tale diritto (cioè la fruizione del congedo parentale), dal 25 giugno, è riconosciuto nei primi dodici anni di vita di ciascun figlio; fino al 24 giugno, invece, era riconosciuto nei primi otto anni di vita di ciascun figlio. Tale novità del prolungamento del periodo di fruizione del congedo parentale, ha precisato l’Inps, si applica anche ai «vecchi» genitori, a coloro cioè che non hanno fruito di tutto il congedo entro il 24 giugno 2015, nel vecchio limite di otto anni del figlio. Dal 25 giugno, pertanto, possono fruire dei periodi di congedo parentale residui fino all’età di 12 anni del figlio. La novità, inoltre, vale anche nei casi di adozione, nazionale e internazionale, e di affidamento; pertanto, il congedo può essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro 12 anni (e non più 8 anni) dall’ingresso del minore in famiglia (comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età del minore).

Il congedo parentale può essere fruito, complessivamente tra i due genitori (mamma e papà), per massimo 10 mesi; tuttavia, se il papà ne fruisce per almeno tre mesi, il limite complessivo tra i due genitori sale a 11 mesi.

Nell’ambito dei predetti limiti (10 ovvero 11 mesi), il diritto di astenersi dal lavoro spetta:

a) alla madre, lavoratrice dipendente, trascorso il periodo di congedo di maternità (ex astensione obbligatoria), per un periodo non superiore a 6 mesi da fruire in maniera sia continuativo sia frazionata. Si ricorda che il «congedo di maternità» è un periodo di cinque mesi, normalmente distribuito due mesi prima e tre mesi dopo il parto, durante il quale la madre lavoratrice dipendente è tenuta (obbligata) ad assentarsi dal lavoro;

b) al padre lavoratore dipendente, sin dalla nascita del figlio, per un periodo non superiore a 7 mesi da fruire in maniera continuativa o frazionata. Nell’ipotesi di un solo genitore (single, ragazza-madre, ecc.) il congedo parentale spetta per un periodo massimo di 10 mesi, da fruire in maniera continuativa o frazionata.

Per avvalersi del congedo parentale, il genitore deve farne richiesta al datore di lavoro. A tal fine, salvo casi di oggettiva impossibilità, è tenuto a preavvisarlo con modalità e criteri fissati dal contratto collettivo in un termine non inferiore a 5 giorni, indicando l’inizio e la fine del periodo di congedo che intende usufruire.

La fruizione frazionata. Particolari criteri vigono ai fini del calcolo della durata del congedo parentale fruito (specie quando è richiesto in modalità frazionata, cioè per alcuni giorni della settimana) e, quindi, per la relativa indennizzabilità (messaggi n. 28379 del 25 ottobre 2006 e n. 19772 del 18 ottobre 2011 dell’Inps). Caso emblematico è quello in cui il congedo risulti inframmezzato da ferie, malattia, assenze ad altro titolo incluse le pause di sospensione previste da contratto nel part-time di tipo verticale o misto. Ai fini del computo e dell’indennizzo delle giornate di congedo, l’Inps applica questo criterio: i giorni festivi e le domeniche, nonché i sabati ma solo in caso di settimana corta, che ricadono all’interno di un periodo di ferie, malattia o assenze ad altro titolo non sono in alcun caso indennizzabili, né computabili in conto al congedo parentale.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa