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L’assicurazione copre anche il curatore

L’assicurazione professionale del dottore commercialista copre anche l’attività di curatore fallimentare, a meno che questa non venga espressamente esclusa. Con la sentenza 12872 depositata ieri la Corte di cassazione, terza sezione civile, conferma un orientamento di rilievo che la stessa Corte aveva già espresso nel 2005, con la sentenza 15030 e successivamente confermato nel 2009 con la sentenza 2460; lo stesso principio è contenuto nella sentenza 3468 del 2007 dove però il curatore fallimentare era un avvocato. 
Ma partiamo dai fatti. Nel 2004 un dottore commercialista chiede alla propria assicurazione il rimborso di 80mila euro, cifra da lui versata per una pratica fallimentare a titolo di risarcimento danni per responsabilità professionale comprensiva dei 15mila euro di spese legali sostenute nell’azione giudiziaria subita. L’attività di curatore era stata svolta fino al 2000, a seguito delle sue dimissioni il nuovo curatore aveva promosso contro di lui l’azione cautelare. Il dottore commercialista era assicurato per l’attività professionale fin dal 1987; la polizza era stata sostituita nel 1994 e prorogata prima della scadenza con una polizza del 2002; solo quest’ultima includeva esplicitamente l’attività di curatore fallimentare. Poiché solo l’ultima polizza prevedeva esplicitamente l’attività di curatela l’assicurazione sostenne la sua non operatività ; posizione accolta sia dal Tribunale di Milano, che rigettò la domanda, che dalla Corte di appello di Milano, che rigettò l’impugnazione (sentenza 26 luglio 2011). Per i giudici di merito la polizza del 2002, oltre a essere stata sottoscritta in modo strumentale a procurarsi la copertura per la pregressa attività di curatore non poteva comunque trovare applicazione perché la garanzia era espressamente esclusa per «danni derivanti da violazione volontaria di regolamenti e atti della pubblica autorità», situazione che si era verificata nel caso del commercialista perché quest’ultimo non aveva depositato né la relazione né il rendiconto di gestione.
Diversa l’interpretazione della Cassazione, che ha affermato il seguente principio di diritto: «Qualora il curatore fallimentare, commercialista, sia responsabile … del risarcimento di un danno ingiusto cagionato nell’espletamento della sua attività ausiliare di giustizia, l’assicuratore della responsabilità civile per la sua attività professionale deve tenerlo indenne (salvo che il rischio sia espressamente escluso dal contratto), atteso che l’attività di curatore fallimentare rientra tra le possibili attività professionali specificamente previste per i commercialisti dalla legge…». Per la Cassazione, infatti, il commercialista svolge una professione intellettuale che non esaurisce la sua attività professionale nell’ambito tratteggiato dalle disposizioni del Codice civile (articoli 2227 – 2230), ma continua a restare un professionista privato anche quando «espleta un incarico giudiziario (curatore fallimentare, notaio delegato allo scioglimento delle divisioni, consulente tecnico d’ufficio) in relazione al quale svolge pubblici poteri».
Per questo motivo la Suprema Corte cassa la sentenza impugnata dal commercialista e rinvia, anche per le spese del giudizio, alla Corte d’appello di Milano.

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