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L’assegno a vuoto giustifica l’addio

 di Antonio Ciccia 

Se il cliente rifila al difensore di ufficio un assegno a vuoto, l'avvocato può chiedere di essere sostituito. Questo il parere del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Roma, che ha affrontano anche questioni di conflitto di interesse e di rapporti di colleghi. Vediamo di illustre le ultime pronunce deontologiche.

Assegno a vuoto del cliente? Sì al cambio di difensore

Nel primo caso un avvocato è stato designato difensore di ufficio di una persona nei cui confronti era stato emesso avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Successivamente, la stessa persona ha nominato lo stesso difensore di fiducia in altri due procedimenti, consegnando, a titolo di acconto sugli onorari, un assegno postale. L'assegno però non veniva pagato in quanto «annullato» ed emesso su un conto corrente privo di fondi. L'avvocato ha chiesto se sia deontologicamente corretto chiedere all'autorità giudiziaria di nominare un altro difensore di ufficio per «giustificato motivo».

Il consiglio dell'ordine degli avvocati di Roma ha analizzato il problema e ha dato parere favorevole. Certo il difensore di ufficio nominato, fino a quando non interverrà il provvedimento di sostituzione, deve prestare la propria opera, continuando a difendere il cliente. Tuttavia lo svolgimento dell'incarico professionale, non importa se fiduciario o di ufficio, non può prescindere da correttezza e fiducia reciproche. Questa la ragione per cui in casi come quello descritto ricorre il «giustificato motivo» e per avanzare richieste di sostituzione quale difensore di ufficio.

Niente visite della controparte all'insaputa del legale di parte avversa

In materia di rispetto tra colleghi si segnala il seguente parere. L'avvocato non può ricevere un assegno direttamente dalla controparte, che si presenti presso il proprio studio ad insaputa del suo legale. Il codice deontologico prevede che «l'avvocato non può mettersi in contatto diretto con la controparte che sia assistita da altro legale» e costituisce illecito disciplinare il comportamento dell'avvocato che accetti di ricevere la controparte, sapendo che essa è assistita da un collega, senza informare quest'ultimo e ottenerne il consenso.

L'avvocato non può essere titolare di un'agenzia di investigazioni

Quanto alle incompatibilità professionali, l'Ordine di Roma ha specificato che l'avvocato non può essere titolare anche di un'agenzia investigativa.

Scatterebbe una incompatibilità prevista dalla legge professionale e inoltre l'attività indicata potrebbe porsi in contrasto anche con il divieto di accaparramento della clientela. L'avvocato potrebbe sfruttare i contatti allacciati per ragioni imprenditoriali per canalizzare a se stesso clienti per l'attività professionale.

L'avvocato di una società può stare in giudizio nei confronti di un ex amministratore

Sempre in materia di incompatibilità, ma stavolta di incarichi professionali, l'ordine di Roma ha chiarito che l'avvocato di una società deve valutare in concreto se accettare l'incarico di rappresentare e difendere una società a responsabilità limitata nel procedimento giudiziario che la stessa intende intraprendere nei confronti di un ex amministratore.

Il caso è stato posto da un avvocato che seguiva una società da diversi anni e che ha ricevuto incarichi giudiziari con procure sottoscritte dallo stesso amministratore, quale rappresentante legale della stessa. Quello stesso amministratore contro cui doveva fare causa e che si è lamentato della correttezza del legale, in quanto a conoscenza di notizie anche confidenziali apprese nel rapporto pregresso di collaborazione. L'avvocato ha precisato di non aver mai rappresentato l'amministratore per questioni personali dello stesso.

L'ordine di Roma ha rilevato che una società di capitali è un soggetto dotato di personalità giuridica, distinto dalle persone dei soci e degli amministratori e ha concluso che in via generale non sussiste alcun obbligo dell'avvocato di astenersi dal prestare la propria opera professionale in favore di società di capitali per le azioni da intraprendere nei confronti degli ex amministratori, che non sono mai stati dallo stesso avvocato assistiti personalmente. Spetta, però, all'avvocato di verificare di volta in volta in concreto che non sussistano conflitti di interessi.

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