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L’assedio a Mediaset

Berlusconi sotto assedio. Il francese Vincent Bolloré è alle porte – non solo in senso metaforico – di Mediaset e la Fininvest tenta di rompere lo stallo salendo nel capitale della sua tv. Ieri pomeriggio, a Borsa chiusa e a governo ancora in formazione, il colosso dei media Vivendi, braccio armato di Bollorè per le sue operazioni in Italia, ha annunciato di essere salito al 12,3% del Biscione.
Un balzo deciso dopo l’annuncio del giorno precedente di una quota del 3,01% in Mediaset, che ha due significati precisi: da un lato evidenzia l’assalto rapidissimo alle tv di Berlusconi; dall’altro avvicina quel traguardo del 20% di possesso azionario a cui Vivendi ha già detto lunedì di voler puntare. Con un quinto del capitale in mano i francesi imbriglierebbero il Biscione: più difficile per Berlusconi cercare investitori alternativi; più probabile una sua resa alle richieste degli scalatori. Ma immediata arriva la contromossa della famiglia Berlusconi: in serata la Fininvest annuncia di avere in mano, tra acquisti effettuati e opzioni che si realizzeranno già oggi, un altro 3,5% della tv del Biscione. In tutto – si spiega – «la partecipazione di Fininvest in Mediaset raggiungerà il 38,266% dell’intero capitale sociale ed il 39,775% del capitale avente diritto di voto ».
Un arrocco in piena regola, mentre lo scenario di scontro accende gli animi degli investitori che ieri si sono letteralmente strappati di mano le azioni Mediaset: in una seduta a singhiozzi tra sospensioni e scambi ai blocchi i titoli sono volati in rialzo del 31,8% con volumi record. E l’euforia generata dall’ingresso a gamba tesa di Bolloré in casa Berlusconi, per simpatia ha fatto salire dell’1,39% – anche Telecom Italia – l’altro avamposto italiano di cui Vivendi controlla il 24,5%. Silvio Berlusconi e monsieur Bolloré erano amici, si conoscevano da tempo, condividevano l’investimento nel salotto buono della finanza italiana Mediobanca. E invece ora che l’Italia esce ammaccata dall’esito del referendum, nel silenzio di tutti gli esponenti delle varie parti politiche, Vivendi diventa il secondo socio scomodo, della più grande tv privata tricolore.
Fininvest, che a questo punto ha quasi il 40% di Mediaset, si sente tanto fiduciosa quanto irritata dall’arroganza di un azionista che ad aprile ha firmato un contratto per rilevare Mediaset Premium e a luglio l’ha stracciato (dando la colpa a Cologno Monzese). Così ieri ha perfino sporto denuncia alla Procura di Milano e alla Consob contro Vivendi per manipolazione di mercato. Prima che Vivendi mandasse in fumo l’accordo su Premium Mediaset era arrivata a valere 3,9 euro, crollando fino a 2,2 dopo il divorzio francese per risalire ieri a 3,6 euro: quanto basta per dire che i prezzi sono stati influenzati dai continui blitz e cambi d’umore dei francesi. Peraltro la Consob, che ha già accesso un faro, dovrà vigilare su come (e da chi) Vivendi ha comprato quel 12,3% di azioni che lo rende un socio ingombrante.
Intanto ieri mattina le due maggiori banche italiane, Intesa e Unicredit, hanno avuto il primo incontro per analizzare la situazione di Mediaset per conto e a tutela della società, e quindi per prevenire le future mosse di Vivendi, ma anche per allestire possibili opzioni alternative per le tv commerciali e per la pay tv del gruppo. L’indiziato numero uno per un acquisto di Mediaset Premium resta la Sky di Ruperth Murdoch. Però al momento il colosso straniero è impegnato a celebrare le nozze tra Newscorp e Fox, e parrebbe lontano dalle beghe italo-francesi. Di certo Intesa e Unicredit si preparano a vagliare altre possibili ipotesi. Mediaset dovrà giocare in difesa anche sul fronte della governance. A meno che non si aprano scenari diversi: c’è chi si aspetta che i francesi propongano a Mediaset un matrimonio con la loro partecipata Telecom.

Sara Bennewitz

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