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L’asse Snam-General Electric per spingere il Gnl nei trasporti

Snam spinge sulla mobilità sostenibile. Così, dopo l’accordo di metà maggio con cui ha rilevato il marchio Cubogas, leader a livello internazionale nelle soluzioni di rifornimento con il gas naturale compresso (Cng), la società guidata da Marco Alverà ha annunciato ieri un’intesa con Baker Hughes (gruppo General Electric) per sviluppare impianti di micro-liquefazione sul territorio nazionale. In pratica, le due aziende valuteranno, da qui alla fine dell’anno, la possibilità di realizzare quattro impianti di micro-Gnl (gas naturale liquefatto), i primi di questo tipo in Italia e tra i primi in Europa, con dimensioni paragonabili a un campo da calcio e una produzione annua totale di circa 140mila tonnellate di Gnl o biometano liquido (ottenuto da biomasse agricole o agroindustriali e da rifiuti organici selezionati). In caso di esito positivo, l’investimento si aggirerebbe sui 50-80 milioni di euro nei prossimi anni.
«Con questo accordo – ha commentato ieri il ceo di Snam, Marco Alverà – rafforziamo il nostro impegno per una maggiore diffusione della mobilità sostenibile e per la decarbonizzazione dell’intero settore dei trasporti in Italia». Un tassello, quest’ultimo, da non trascurare non soltanto perché, come ha ribadito di recente l’Agenzia europea per l’Ambiente, i trasporti continuano a essere la causa di più di un quinto delle emissioni di gas serra, nonché di una fetta assai consistente dell’inquinamento acustico e atmosferico urbano. Ma anche, e soprattutto, in considerazione del fatto che, proprio in questi giorni, la commissione europea ha deferito alla Corte di giustizia dell’Ue l’Italia per aver superato i valori limite per il particolato PM10 fissati dalla legislazione europea sulla qualità dell’aria, contestandole l’assenza di specifici interventi sia nel riscaldamento domestico che sul traffico per ridurne l’impatto sull’inquinamento .
Ecco perché l’accordo annunciato ieri da Snam va letto alla luce della svolta “green” non più procastinabile per l’Italia. I numeri dicono che il peso del Gnl nei trasporti pesanti sta crescendo: i veicoli Gnl sono aumentati da meno di 100 a circa mille dal 2015. E le stazioni di rifornimento a Gnl sono salite a 20. Non solo. Per capire il potenziale futuro, vale poi la pena di rammentare un dato contenuto nel Documento di consultazione per una Strategia Nazionale sul Gnl (consultabile sul sito del Mise www.sviluppoeconomico.gov.it) in cui si stima che, nel 2030, saranno usati 3,2 milioni di tonnellate di Gnl e di biometano liquefatto nei trasporti, con 800 stazioni di servizio dedicate. Un percorso in cui Snam, va da sé, si candida a giocare un ruolo cruciale. Sul fronte del biometano, poi, sono già 600 i contatti preliminari per allacciamenti alla rete nazionale da parte dei produttori di biogas, 20 in fase di realizzazione e uno già connesso dal 2017. Mentre, come ha ricordato lo stesso Alverà a Londra, a marzo scorso, sono 19 le nuove stazioni a metano contrattualizzate con una prima, a Pesaro, che dovrebbe debuttare nella seconda metà dell’anno.

Celestina Dominelli

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