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L’asse Roma-Parigi ha sbloccato l’impasse

Via libera immediato alle misure necessarie per attuare il pacchetto sulla crescita definito a fine giugno, e sulla supervisione bancaria occorre puntare a una decisione «chiara e netta» nel vertice europeo di dicembre. A quel punto, si potrebbe anche immaginare un «leggero slittamento» da gennaio a marzo-aprile per il passaggio vero e proprio della vigilanza bancaria in capo alla Bce. Oppure al 2014 secondo l’intesa che andata profilandosi nel corso della notte. Due tappe fondamentali per dare «seguito immediato» alle decisioni politiche assunte nel vertice europeo del 28 e 29 giugno.
Mario Monti arriva al summit dei Capi di Stato e di Governo e incontra il presidente francese François Hollande. Colloquio tutt’altro che casuale, anche per la tempistica, poiché precede di poco l’altro bilaterale tra lo stesso Hollande e Angela Merkel. «Il Nobel non è eterno, bisogna agire», ha detto Monti nel suo intervento al vertice. Nel confronto-scontro tra Parigi e Berlino, il premier gioca la carta dell’asse con Hollande su almeno questi due punti centrali della trattativa in corso in sede europea: la supervisione bancaria in capo alla Bce, che fisserà un altro fondamentale tassello in chiave anticrisi, l’effettiva operatività del piano da circa 120 miliardi per la crescita (un punto di Pil). Piano delineato nelle sue linee generali, ma ancora tutto da definire nei dettagli operativi. Il tutto senza alterare in alcun modo il dialogo con Berlino, che per Monti resta di fondamentale importanza.
La trattativa diplomatica, condotta di concerto con il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, è più che mai intensa in questa fase. Si ragiona sui termini della possibile intesa sulla supervisione bancaria, e dunque sui tempi. La linea del Governo italiano è che non sarà certo un dramma se si concederà qualche margine di tempo in più ad Angela Merkel, purché sia appunto «chiaro e netto» l’impegno politico dei leader europei a procedere senza indugi in questa direzione. Si parte da un dato di fatto che il presidente del Consiglio va ripetendo da tempo in tutti i suoi contatti a livello europeo: la situazione, come ha ammesso lo stesso Hollande, non è più quella dell’inizio dell’estate. La svolta decisiva la si deve a Mario Draghi. È bastato il solo annuncio da parte del numero uno dell’Eurotower relativamente alla disponibilità della Bce ad acquisti illimitati dei bond dei paesi in crisi sul mercato secondario, per tranquillizzare i mercati. Fino a un certo punto però, perché i focolai sono ancora lì, dalla Grecia alla Spagna. Poi il via libera della Corte Costituzionale tedesca al fondo salva-Stati e al Fiscal compact, cui ha fatto seguito il via libera dell’ultimo Eurogruppo a Lussemburgo al Fondo salva stati permanente, con annessa l’intesa sulla nuova tassa sulle transazioni finanziarie secondo la formula della cooperazione rafforzata.
A piccoli passi, troppo lenti certo ma comunque visibili – questo il ragionamento di Monti – l’Eurozona si sta dotando di buona parte degli strumenti per far fronte alla crisi sistemica che si è abbattuta sui debiti sovrani ormai da due anni e oltre. Ecco perché la sorveglianza bancaria è di fondamentale importanza, accanto alla chance che verrà offerta al fondo Esm di ricapitalizzare direttamente gli istituti di credito, senza passare dunque per i bilanci dei singoli Stati (opzione decisiva per la Spagna). Sulla crescita il tempo stringe, e allora si dia concreta attuazione ai project bond, al “riorientamento” dei fondi strutturali e al miglior utilizzo del bilancio comunitario in funzione dello sviluppo. Le resistente tedesche erano e sono nel conto, ma il cancelliere Merkel è di fatto in campagna elettorale e dunque non vi si può prescindere, ma operare con abilità e diplomazia, leggendo tra anche tra le righe di quello che ieri è apparso come un dissenso esplicito tra Berlino e Parigi, con il cancelliere tedesco che ripropone ora il supercommissario con potere di veto sulle leggi di bilancio nazionali, e Hollande che rilancia ricordando alla Merkel che il tema all’ordine del giorno non è l’unione di bilancio, ma l’unione bancaria.

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