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«L’asse franco-tedesco? Possibile, però noi siamo forti»

«La nostra è una candidatura di alto profilo, seria e articolata. La concorrenza è tanta, ma siamo in partita». Enzo Moavero Milanesi è il consigliere del presidente del Consiglio nella missione per la conquista di Ema, la sede dell’Agenzia Ue del farmaco rimasta senza sede dopo la Brexit. Una partita complicata, con una ventina di Paesi europei schierati con lo stesso obiettivo e grandi movimenti diplomatici in corso: «Inevitabilmente giocheranno un ruolo anche le sinergie fra nazioni. Ma prima di tutto deve valere l’interesse dei cittadini, più importante di alleanze e baratti politici».

Professore, quali sono i concorrenti più temibili?

«Posto che solo dopo il 31 luglio conosceremo le candidature ufficiali, da quanto si è sentito ci sono due tipologie di concorrenti. Le città con caratteristiche simili a Milano, competitive rispetto ai criteri tecnici stabiliti per la selezione. E altre città di Stati che invece puntano sul fatto di non avere agenzie dell’Unione Europea sul proprio territorio: il sesto criterio per la selezione, infatti, fa riferimento a un vecchio accordo per distribuire le agenzie in modo quanto più geograficamente equilibrato. I nomi che circolano sono Amsterdam, Copenaghen, Barcellona, Vienna, Stoccolma, Dublino e Bratislava».

E gli altri cinque criteri per la selezione?

«Sono importantissimi e riguardano la piena capacità di accogliere Ema e la sua complessa attività: su questi si concentra il nostro dossier».

Punti di forza?

«C’è uno snodo significativo: per la prima volta l’Ue non sta scegliendo la sede di una nuova agenzia che deve ancora cominciare a lavorare, bensì trasferisce una struttura già operativa. Secondo noi, proprio per questo bisogna privilegiare una città e un Paese in grado di garantire la piena continuità senza nessun rallentamento».

Milano può farlo?

«Sicuramente sì. Anzitutto, con il Pirellone mettiamo a disposizione una sede di grande qualità tecnico-logistica: è più grande dell’attuale a Londra; è in una zona centralissima, accanto alla stazione, ben collegata anche agli aeroporti; i suoi interni sono modulabili secondo esigenze specifiche; la proprietà è pubblica, quindi non ci saranno problemi gestionali; e poi il Pirellone è un edificio che ha fatto la storia dell’architettura».

Puntate anche sulla qualità della vita: perché?

«Perché noi pensiamo molto ai dipendenti di Ema e alle loro famiglie. Milano ha strutture di e ducation adeguate a chi ha figli abituati a scuole internazionali. Milano e la Lombardia offrono una qualità quotidiana fenomenale, in termini di opportunità culturali, turistiche, abitative, sportive, enogastronomiche; l’aspettativa di vita è ai vertici europei: vorrà ben dire qualcosa!».

Uno dei requisiti riguarda le possibilità per i familiari di accedere al mercato del lavoro: Milano e l’Italia in questo cosa possono dare?

«Londra per il lavoro è un mercato peculiare e dinamico, ma Milano e la Lombardia sono ai livelli migliori in Italia e in Europa e ora guidano quell’abbrivio che il nostro Paese sta finalmente prendendo, come dicono gli ultimi dati del Fondo monetario».

L’instabilità politica nazionale non rischia di danneggiarci?

«Francamente direi che è piuttosto indifferente: stiamo parlando di una agenzia tecnica esecutiva, senza ruolo politico o parapolitico. E poi, non esageriamo: in Italia c’è magari un dibattito politico acceso, ma di sicuro non sono in discussione né la democrazia, né i diritti dei cittadini».

Si dice che un asse franco-tedesco potrebbe decidere anche questo tema: vero?

«A sentire le voci, la Germania sarebbe interessata ad avere Francoforte come nuova sede dell’autorità bancaria Ue e cerca sostegni. La Francia aveva manifestato l’intenzione di candidare Lille, ma Francia e Spagna sono anche i due Paesi con il maggior numero di sedi di agenzie europee. Io credo che i giochi siano tutt’altro che fatti. E in gioco ci siamo anche noi, con Milano».

Elisabetta Soglio

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