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L’asse Fed-Bce spinge le Borse

di Vittorio Carlini

I banchieri centrali hanno concesso un giorno di gloria ai mercati. L'azione coordinata dei governatori dei paesi industrializzati, finalizzata a ridurre il costo della liquidità in dollari, ha galvanizzato le Borse. Quei listini che, aiutati anche dal taglio di Pechino sulle riserve obbligatorie delle sue banche, hanno chiuso in forte rialzo. Francoforte, la migliore in Europa, ha guadagnato il 4,98 per cento. Subito a ruota Piazza Affari (+4,38%) e Parigi (+4,2%). Un po' più staccata Londra (+3,16%). In rally anche gli Usa: a Wall Street l'S&P500 è balzato del 4,32 per cento.

In realtà, a ben vedere, la giornata di ieri era iniziata male. In prima mattinata, mentre lo spread BTp-Bund danzava oltre i 500 punti base, Piazza Affari era negativa. E così, il resto dell'Europa.

Le cause? Molteplici. In primis, il flusso di vendite degli investitori decisi, dopo i rialzi delle sedute precedenti, a monetizzare le plusvalenze; poi, era il peso del taglio del rating di molte banche occidentali imposto da S&P; infine, le prime notizie in arrivo dalla Cina che non sembravano così positive. In nottata, infatti, un consigliere della Banca popolare aveva sottolineato che l'allentamento sul credito era solo parziale. Un'affermazione sufficiente a mandare in rosso i listini del Far east e, nel classico effetto domino, quelli del Vecchio continente.

Poi, però, il sentiment dei mercati è leggermente migliorato. Un po' perchè alcuni dati macro non erano così «brutti» (in crescita le vendite al dettaglio tedesche). Un po' perchè gli operatori, a fronte della riunione dell'Ecofin, hanno sperato di vedere dei passi in avanti verso gli Eurobond. Insomma, l'umore è iniziato a cambiare. Un mood che si è trasformato in vero ottimismo, dopo la pubblicazione della nota ufficiale da parte della Banca centrale cinese. Lì si è capito che l'istituto, in realtà, aveva deciso di abbassare di 50 punti base il livello di riserve obbligatorie di tutte le banche. Cioè Pechino, meno preoccupata dal pericolo inflazione, non si era tirata indietro nel disporre una forte strategia espansiva a sostegno della propria economia (e, giocoforza, di quella mondiale).

Le banche centrali

In un simile scenario è arrivato, poi, l'ulteriore toccasana dell'intervento congiunto di Fed, Bce, Bank of England, Banca del Canada, Bank of Japan e Banca centrale svizzera. I sei istituti centrali hanno, da un lato, tagliato a 50 punti base il saggio d'interesse (da sommare al tasso overnight) sulle operazioni pronti contro termine in dollari delle banche. Dall'altro, hanno abbassato dal 20 al 12% i margini di garanzia richiesti alle stesse banche in simili operazioni. L'obiettivo? Semplice. Agevolare i prestiti, soprattutto a favore degli istituti europei, nella divisa verde e tentare di allontanare il rischio di credit crunch. La mossa, inevitabilmente, è stata apprezzata. In particolare, al mercato è piaciuto il coordinamento e la coralità dell'intervento. Così, sull'effetto annuncio, le Borse hanno accelerato il rally.

La volata è stata tirata, soprattutto, dalle banche. I titoli degli istituti finanziari, in previsione del minore costo sul rifinanziamento, sono rimbalzati. A livello di Stoxx bancario paneuropeo (+4,5%), il top performer è stata la Popolare di Emilia (+12,5%); bene, tra le italiane, anche Mediobanca (+7,7%), Banco Popolare(+7,5%) e Ubi (+6,8%). Positive, poi, Natexis (+10,2%), Banco De Sabadell (+9,2%) e il Crédit Agricolé(+8,3%). Il rialzo di queste società, peraltro, è stato agevolato anche dal calo degli spread nei confronti del Bund. La differenza di rendimento tra il Btp decennale e il titolo tedesco ha toccato un minimo di 474 punti base per, poi, chiudere a quota 482. In discesa anche lo spread di Parigi (da 127 a 110) e quello spagnolo: dal massimo di 423 a 398 punti base.

Ma non è stato solo una questione di banche e liquidità. Ulteriore benzina per i listini è arrivata da alcuni indicatori congiunturali statunitensi. L'indice dei direttori d'acquisto (Chicago Pmi)di novembre è infatti salito a 62,6. Bene, poi, anche le vendite di case esistenti (+10,4%). Numeri che, almeno ieri, hanno sorriso agli investitori. Bisogna vedere, con le insostenibili tensioni sull'euro (in rialzo a 1,343 sul dollaro), se è stato un fuoco di paglia o la rondine che fa primavera. Il rally settimanale di Piazza Affari (+9,1%) proseguirà?

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