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L’asse di Monti con Hollande per l’intesa sulla vigilanza

Nel corso dei 20 minuti di colloquio fra Monti e Hollande, poco dopo l’accusa del presidente francese alla Merkel di fare proposte «elettoralistiche», si tocca l’argomento incriminato e mentre Monti dice all’inquilino dell’Eliseo tutto quello che lui pensa dell’ultima posizione, inattesa, di Berlino, i due leader si trovano sostanzialmente d’accordo.
Nello staff del presidente del Consiglio, mentre il premier varca la soglia del Consiglio europeo, si discute del merito della proposta tedesca anche in questi termini: «Ci sembra che ci sia un’ossessione rigorista, peraltro a proposito di un argomento che non è mai stato discusso».
In termini di unione fiscale, è il pensiero del premier, si è ormai arrivati al limite della legislazione possibile. Misure molto avanzate di sostanziale controllo e intervento sulle politiche di bilancio nazionali sono già contenute nel Two Pack. Semmai, rispetto agli accordi di giugno, se altri passi in avanti dovranno essere fatti «è meglio immaginarli in tema di emissioni in comune di debito, o del coordinamento delle emissioni, o ancora di una prima forma di mutualizzazione dei debiti europei».
Per Monti insomma quella della Cancelliera è una proposta che non ha attualità politica. Nella situazione data, in tema di controllo sulle politiche di bilancio nazionali, a Bruxelles dispongono di tali poteri di controllo e intervento che altre misure sono al momento superflue. Almeno se comparate con gli altri passi necessari verso una più compiuta integrazione. A cominciare, ad esempio, dal coordinamento delle politiche di tassazione; o se proprio si vuole, in tema di bilanci, dalla personalità fiscale del bilancio dell’Unione Europea.
Ieri sera, del resto, il capo del governo è entrato nella sala del Consiglio condividendo con Hollande, oltre che con la Spagna, l’idea che anche le resistenze tedesche sulla sorveglianza bancaria fossero da superare. I margini per un accordo, a suo giudizio, esistevano, almeno con un po’ di buona volontà da parte di due schieramenti che negli ultimi giorni hanno visto Berlino associata all’Olanda e alla Finlandia, contro, se così si può dire, gli obiettivi primari di Parigi, Madrid e Roma.
La partita riguarda anche gli step successivi: dopo la vigilanza unificata, dopo averne fissati i tempi e i modi, toccherà alla garanzia unica sui depositi bancari, un argomento che Berlino vorrebbe rallentare. Non è improbabile che le resistenze sulla vigilanza, si sospetta nella delegazione italiana, fossero dirette anche ad allungare i tempi di una compiuta definizione dell’argomento garanzie su tutti i depositi europei, che al momento il settore finanziario tedesco vede come il fumo negli occhi.
In definitiva, se ulteriore devoluzione di sovranità dovrà essere costruita, almeno per Monti, bisognerà partire da settori diversi da quelli indicati da Berlino in queste ore, prima dal ministro delle Finanze e poi direttamente dalla Merkel. Molto, sostiene oggi il capo del governo, si può fare in tema di politiche del lavoro, o in tema di competitività, per esempio su un sistema di tassazione europeo armonizzato.
Anche per questi motivi la concentrazione del premier ieri sera era tutta focalizzata sull’unico argomento che tocca decidere quanto prima: le regole di una vigilanza bancaria unica, a livello europeo. Per Monti, come per Hollande, deve partire quanto prima, in modo che alle banche spagnole possa arrivare un aiuto diretto. La mediazione di ieri notte sembrava accontentare tutti.
Senza dimenticare che è coinvolto un aspetto di metodo: la decisione sulla vigilanza unificata è già stata presa a giugno da un Consiglio europeo; rimetterla in discussione, come voleva Berlino, avrebbe significato ancora una volta dare la sensazione che gli organismi europei sono poco credibili, distanti dai cittadini e in definitiva poco rispettati persino dai singoli governi nazionali.
Mentre si discuteva di questo, ieri notte, a Bruxelles, il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, a Roma, rispondeva così alle critiche sull’equità della Legge di Stabilità: «Riduce, senza dubbio, le imposte». Sull’argomento, invece, Monti non ha ancora detto una parola.

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