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L’Asia teme la stretta Fed Borse giù, attesa sui tassi

Borse volatili e investitori indecisi sul da farsi. Se gli operatori disponessero di una sfera di cristallo per prevedere il futuro, non la userebbero per sapere in anticipo i risultati sportivi e scommetterci sopra, ma per capire cosa deciderà la Federal Reserve giovedì prossimo. Perché per la prima volta dal 2006, la banca centrale Usa potrebbe decidere per un rialzo dei tassi. Sempre che quanto sta accadendo sui mercati emergenti e in Cina in particolare non costringa l’istituto guidato da Janet Yellen a rinviare la decisione, nonostante i miglioramenti del mercato del lavoro e dell’economia Usa.

L’incertezza è stata confermata dall’andamento dei listini europei nella seduta di ieri: dopo una partenza positiva, hanno ripiegato per chiudere in territorio negativo, con l’eccezione di Francoforte, unica Borsa a chiudere leggermente positiva (più 0,08%). Con Piazza Affari tra le peggiori in calo dello 0,96%.
L’incertezza sulle scelte della Federal Reserve costringe gli operatori a fare i conti con repentini cambi di rotta dei listini: non per nulla, alla borsa di Chicago l’indice Vix (detto anche l’indice della paura, perché misura la volatilità implicita a breve termine delle opzioni a 30 giorni scritte sull’indice S&P500) negli ultimi giorni è ripreso a salire.
Ma è anche vero che – almeno ieri – l’incertezza ha salvaguardato le Borse europee e americane dal nuovo crollo dei mercati cinesi: continua la fuga dei capitali dalle piazze di Shenzhen e Shanghai, le quali nella prima seduta della settimana hanno perduto ri- spettivamente il 6% e il 3,36%. Guardando più alla Fed che alle decisioni di Pechino, i mercati occidentali hanno fatto intendere cosa conti di più in questo momento.
Secondo alcuni analisti, se la Fed dovesse decidere per un rialzo dei tassi, la fuga dei capitali dalle Borse dei paesi emergenti potrebbe subire un’accelerazione. Con un effetto domino di cui è difficile prevedere, al momento, la portata. Ecco perché, secondo un sondaggio del Wall Street Journal, solo un operatore su due pensa che la Fed decida per alzare il costo del denaro. E più prudentemente rinvii la decisione. Un mese fa erano quattro su cinque.
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