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L’Asia sulle rinnovabili a caccia di partner italiani

di Antonella Scott

Per produrre un'unità (kw/h) di energia solare in India oggi servono 11/13 rupie, 17/20 centesimi di euro. Un'unità di energia convenzionale come il carbone costa invece fino a 5,5 rupie, otto centesimi. Ma secondo un rapporto di Kpmg, la differenza non resisterà a lungo: nel 2017-18 l'energia del sole già costerà quanto quella tradizionale.

Espandere il mercato delle energie rinnovabili in modo duraturo per poter ridurre velocemente i prezzi e rinunciare ai sussidi è la grande sfida che Seethapathy Chander, responsabile della Commissione Energia per l'Asian Development Bank, è venuto a illustrare a Milano a un gruppo di imprese del settore: tra loro Enipower, Cesi, Sorgenia, Selta, Enel, Veolia. Un incontro organizzato dalla Fondazione Politecnico e da EnergyLab: «L'Italia – sorride Chander – è il solo Paese europeo insieme alla Spagna ad avere una quantità di sole paragonabile ai Paesi asiatici. Se non ce la fate voi, chi altro ce la farà?».

Per Asian Development Bank (di cui l'Italia è 15° azionista) lo sviluppo dell'energia pulita è ormai uno degli impegni centrali al servizio della missione ultima, la lotta alla povertà nei Paesi asiatici: dove 900 milioni di persone ancora non hanno elettricità. Tre i principi che sostengono la marcia verso la grid parity: ottimizzare l'accesso all'energia, garantire la sicurezza energetica, assicurare la sostenibilità della crescita.

Nel 2010 Adb ha lanciato la sua Iniziativa energetica solare per l'Asia, con l'obiettivo di accendere nei prossimi tre anni 3.000 megawatt di energia solare. Investendo direttamente 2,25 miliardi di dollari, promuovendone un totale di altri 6,75. Asia e Paesi Ocse, spiega Chander, sono complementari: da una parte il sole e la terra, dall'altra le tecnologie e i capitali. «Un euro investito in Germania nell'energia solare – chiarisce – regala meno della metà dell'energia prodotta dallo stesso euro investito in India, per esempio. Così, se fossi un manager globale e avessi il controllo di tutto il denaro del mondo, lo userei dove l'investimento è più produttivo».

È uno sviluppo destinato a bloccarsi se il peso non è condiviso, se il trasferimento di risorse non avviene su larga scala. Nel solare come sull'intero fronte delle energie rinnovabili, dice Chander, «se il mondo non è unito nel considerare il cambiamento climatico come un problema comune, siamo destinati a fallire». Per questo Adb si è impegnata a mettere in moto il meccanismo sostenendo progetti di tutte le dimensioni in Cina o in India ma anche nelle Filippine, in Indonesia o in Vietnam o nelle repubbliche ex sovietiche. «L'Asia spalanca le braccia al business – assicura Chander – c'è grande dinamismo, tutti i Paesi capiscono che questo è il momento di innovare».

Sull'Italia Adb conta per produzioni di tecnologie su piccola scala o in associazione con grandi aziende interessate ad aprirsi la strada in Asia gradualmente. «Ma non bisogna tardare – conclude Chander – dovete sfruttare i vantaggi che avete prima che sui mercati asiatici si affermino i grandi attori interni».

 

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